martedì 23 novembre 2010

Due parole su Buzzati


Il fenomeno Buzzati nel panorama della letteratura italiana è ben strano. Pur avendo ricevuto innumerevoli riconoscimenti sia come giornalista che come scrittore, la sua opera, osannata dai lettori più smaliziati è quasi completamente ignota ai più, alla massa.
Quando si dice di amare Buzzati si riceve una risposta vaga, imbarazzata e quasi sempre, si accompagna questa ammissione nebulosa (un “Ah si?” come di chi ha null’altro da dire) con la frase trionfante “Ma non è quello che ha scritto Il deserto dei Tartari?”
Si: il Deserto dei tartari è il suo romanzo di elezione, quello che lo ha consacrato, quello che lo ha fatto incontrare anche con il mondo del cinema. Il Deserto dei tartari è certo il summa della sua letteratura. Ma il summa è composto da vari addendi e gli addendi di Buzzati sono i suoi pezzi teatrali, i suoi racconti brevi, gli altri suoi romanzi, come Un amore, atipico e insieme tipico della sua produzione. Un romanzo strano, che unisce insieme il tema della passione insana (tema atipico per Buzzati) con tutte le paure e claustrofobie che il sentimento provoca nell’interprete (tema tipico invece).
Parlavamo dei suoi racconti. E’ lì che il mondo minimo di Buzzati è in piena rappresentazione. Si tratta di quadri d’una strana quotidianità. Egli mischia il reale e l’irreale facendoli sembrare complementari (un modo di scrivere che per certi versi me lo avvicina a Marquez, quando parla dei parenti defunti che girano per casa o per i quali viene approntato il piatto con le vivande, come se fossero ancora vivi). Ma il mondo inventato di Buzzati non scende così in basso nella teatralità è, se possibile, più fine. Mette a nudo le paure ancestrali; quelle che ci facevano nascondere sotto le coperte di notte, per paura dell’uomo nero. E’ il tema della morte che viene trattato con una levità e una grazia senza pari. Uomini e animali sullo stesso piano (un intento se vogliamo molto nobile, da animalista ante litteram). I topi che sfrattano gli umani e a i quali lo scrittore e giornalista restituisce la dignità che hanno perduto.
E che dire del magico e avvolgente “Il segreto del bosco vecchio”, l’altro romanzo che ha dato origine al film, molto ben riuscito, girato nel 1993, con la magistrale regia di Ermanno Olmi.
Non stati molti gli incontri di Buzzati con il cinema, ma sono stati tutti oltremodo fortunati:

Un amore di Gianni Vernuccio (1965)
Il fischio al naso di Ugo Tognazzi (1967)
Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini (1976)
Il segreto del bosco vecchio di Ermanno Olmi (1993)
Barnabo delle montagne di Mario Brenta (1994)


Il mio invito è chiaramente a leggere Buzzati per scoprire il suo mondo magico e quotidiano nel contempo. Credo che questo sia l’unico caso in Italia di un certo tipo di letteratura, lontana e insieme vicina alla realtà, immersa e avulsa dal quotidiano.
La costante presenza del sogno, della morte, della superstizione e il difficile rapporto tra le persone, descritta da una delle più abili penne del secolo scorso.

Per riferimenti:

Il sito della fondazione http://www.buzzati.it/
Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Dino_Buzzati
Buzzati giornalista http://www.giornalediconfine.net/n_4/11.htm

1 commento:

salvo ha detto...

Ma non dimenticate di leggere quel "leggerissimo" ma tremendo "I GIORNI PERDUTI".
Devo a mia figlia Martina il piacere di avere incontrato Buzzati. Lei brava liceale, io padre occupatissimo col lavoro. E' stato una folgorazione quel racconto.
Grazie per avercelo ricordato.
Salvo

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.