venerdì 19 novembre 2010

Un libro o un leviatano?


Dopo anni di lettura, mi si passi il termine, di “medio cabotaggio” mi ricapita tra le mani il ponderoso “Moby Dick” di Melville in una riedizione completa, senza cioè quei tagli atti a riportarlo a dimensioni sopportabili ad un lettore “di medio cabotaggio” come me. La prima impressione, davanti ad un libro di così considerevoli dimensioni per quanto mi riguarda, è di estremo rispetto e sconcerto. Ma è iniziando a leggere la narrazione che lo sconcerto, il sospetto e il rispetto si trasformano in meraviglia. Sento dentro il petto sciogliersi un nodo: le sane letture di un tempo: complicate, dettagliate e debordanti di personaggi, di ideali e di sogni mai del tutto irrealizzabili! Descrizioni minuziose di psicologie, analisi dettagliate di dotazioni marinare, liste interminabili di razze leviatane, di Capodogli, di Balene Franche e soprattutto, veramente in alto, trecento metri sopra il cielo, la sfida continua con l’inconosciuto, la voglia di sopraffare e sconfiggere il mistero, una insana bramosia di ricerca a costo della vita che il lettore di oggi stenta a comprendere e leggendo della quale un po’ gli viene da ridere.
Le chiamano letture per i giovani. Ma perché mai oggi un giovane dovrebbe sentirsi partecipe della strenua ricerca da parte di un pazzo di quella che sarà la sua fine e la sua distruzione? Come può capire un giovane oggigiorno il motivo che può spingere la curiosità e la voglia di riscatto e vendetta fino alle estreme conseguenze?
Le capisce eccome dico io, perché questa estrema ed estremistica ricerca dell’oltre è proprio ciò che gli manca!
La spinta dell’ideale, quella forza che si sente nell’animo quando si ha una meta, un traguardo, una ambizione: proprio questo manca ai nostri giovani.
Nel favoloso racconto di Melville c’è tutto questo! Se si ha la capacità di leggere le pagine sentendo nell’animo la spinta ad andare assieme al Capitano, se saliamo sulla lancia con lui, saremo senz’altro sfiorati da quelle spume, trascinati in quel vortice e l’ultima pagina la accoglieremo, come io l’ho accolta, con la soddisfazione di aver partecipato ad una grande avventura. Il ripiombare nella realtà della nostra stanzetta di lettura (dopo aver cavalcato i marosi appresso alla balena bianca) ci farà sentire tutta la grandezza della narrazione e la piccolezza della nostra esistenza!

1 commento:

salvo ha detto...

...E Grazie ancora Sandro. un altro saggio della tua sensibilità trasferita su Melville e Moby Dick. Perchè dici i giovani dovrebbero leggere di pazzi ardimentosi che andranno al macello? Perchè gli ideali su cui sono cresciuti i nostri padri(parlo di quelli buoni) non ci sono più. Perchè chi domina è il grande FRATELLO, POMERIGGIO SUL 5 E OGGI ALLE DUE. pOI C'è aNNO ZERO, bALLARò E matrix e potrei continuare. Ma una volta c'era Canzonissima e le kessler, si ma c'era la grande tragedia al venerdì, la commedia al mercoledì e il varietà al sabato. E il Venerdì di passione si spengevano le TV e le radio, si legavano persino le campane e se mangiavi carne non dormivi per una settimana sentendo le fiamme dell'ineìferno.Era meglio? Era diverso. C'erano degli ideali di crescita. ra ci sono degli ISTOGRAMMI di competizione.

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.