mercoledì 15 dicembre 2010

Borgata

Il freddo stamattina tagliava letteralmente in due. Ma il cielo era limpido, qua e la frastagliato da nuvolette contrastate e nere contro il cielo turchese e arancio della prima alba.
Dopo aver percorso i consueti venti chilometri mi piace rinserrarmi nel cappotto ed entrare nel bar preferito, che si trova nella parte periferica di un quartiere periferico, cinto da perimetri di intonaco sbiadito, giardini incurati, pini altissimi e ortensie gelate sui gambi vizzi.
Poche donne in giro con i cani incappottati, il furgone dei fior di latte e i Transit sfondati dei pakistani che vendono calzini di spugna. Sono ancora chiusi negli abitacoli e fumano ansimando per il freddo, allietati dal calore del tabacco che sfonda loro i polmoni.
Dal capolinea della Metro (una sorta di scheletro di metallo e vetro giallo dentro un perimetro di palazzi allineati) salgono impiegati lindi e operai con le scarpe sporche di calcina. Gli uni e gli altri hanno le stesse paure e le stesse preoccupazioni; si vede dal volto tirato e fumante nella nebbia. Hanno mogli, figli e nipoti. Hanno le stesse paure.
Anche io mi ritrovo con una sorta di gorgogliare nel petto. A volte se ne va per conto suo il cuore. Dicono che sia il nervoso e che sia stress. A volte sento salire nella gola una stretta che non mi abbandona subito. Questa morsa stamani è allentata; forse perché si tratta di una di quelle mattine che io prediligo: fredde e silenziose. Quando si è prossimi alla zero i rumori s’attutiscono o cessano del tutto: non abbaiano i cani e non si sente il consueto sferragliare della città che si desta.
Entro nel bar sentendomi investito da una corrente calda. Ci sono tutti i condizionatori accesi. E’ come passare dalla nudità ad una sorta di iper vestizione. Dai bricchi viene, consolante, il profumo di caffè che pizzica le narici, solletica il palato, allieta lo spirito.
Davanti alla macchinetta del poker il solito vecchio calvo dal camice bianco, che vince sempre. Ogni due o tre minuti partono violente raffiche di monetine che sbattono contro il metallo.Lui guarda soddisfatto la gente attorno e schiocca le labbra.
Da qualche giorno il nuovo nato del barista campeggia nel suo passeggino al centro del bar. Che tutti sappiano che è nato! Il padre lo scarrozza da destra a sinistra e lo mostra a tutti, orgoglioso del suo pupo.
O vedi ch’è bello! Guarda che faccia da fijo de ‘na mignotta! Aho! Tutto sua madre!” e si sganascia in risate crasse e convinte che convincono a ridere in maniera crassa anche gli astanti. Sua madre, alla quale il popone pare assomigliare, sta appollaiata sul soppalco del bar, mezza nascosta. Si vede solo il giallo pallido della mammella gonfia di latte. Tutti devono sapere che allatta al seno e quindi mostra a tutti il suo petto florido.
Portalo su… quello deve da magnà…
Aho… limortaccivostra! Sta sempre a magnà! Questo me se magna tutto er capitale!
Ma se te lo sei magnato già tutto tu er capitale!” gli risponde la moglie.
Dijelo un po’ a Carmine la maghina che te sei fatto du settimane fa? Quarantamila euro pe na maghina! Ma tte renni conto, Cà?
Infatti da qualche tempo è parcheggiata davanti al bar una Mercedes sportiva del solito colore argento metallizzato, con tanto di alettoni e fari supplementari. E’ parcheggiata di traverso sulle strisce ed impedisce a quattro macchine di parcheggiare a loro volta.
Carmine il calvo con il camice fa finta di ascoltare. In realtà non capisce nulla di quello che gli si dice. La sua poca mente è completamente presa dallo sfarfallio delle papere e delle mele all’interno della scatola meccanica che sferraglia, strombazza, a momenti esplode ogni volta che il vecchio tira la manella.
La donna sul soppalco a seno nudo mi guarda con lo sguardo benevolo e tipico della mamma che allatta. Una donna che allatta se mostra il seno non è volgare e non prova vergogna. I suoi capezzoli sono enormi e marroni, sfiacchiti. Anche lei è stanca, ma nonostante questo sorride benevola, come a dire “Vedi? Vedi che vita che fa una donna sposata e che fa un figlio e che lavora?”
Io le rispondo con il pensiero “Eh, si lamenta lei che è impaccata di soldi e che sta al caldo?”
Allora lei che pare leggermi nel pensiero distoglie lo sguardo e prende a passare i capezzoli tra le dita, come se li volesse massaggiare.
Aho… moo porti sto regazzino???
Spetta che sta a pparlà Berlusconi. Er Cavaliere quanno se incazza se incazza” dice con soddisfazione il papà barista, fisso al megaschermo che trasmette una conferenza stampa del premier.
Questo vorebbe fa tante cose… nu je le fanno fa… nu je le fanno fa!” e cerca il consenso tra le persone che gli stanno intorno.
Aho… sta a penzà a quer magnaccia! Porteme er ragazzino!
Un’ennesima mitraglia mi avverte che Carmine delle mozzarelle, l’uomo con il camice, ha vinto un’altra manciata di euro.
S’alza il vapore dalla macchina del caffè.
Un’altra giornata italiana.

1 commento:

salvo ha detto...

...e io c'ero!!! Si che c'ero; perchè non puopi non esserci nei racconti di sandro. C'ero io, c'era Cecco, c'era Lino, c'era Paolo, c'era valeria e Ale e Francesco... c'eravamo tutti in quella gelida giornata romana... limortaccisua...
Grazie sandro di avercfene regalata un0'altra. Non smetterei mai di leggerti.

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.