venerdì 17 dicembre 2010

QUATTRO PIANI DI VITA. 1a parte.

Con grandissimo piacere ospitiamo il racconto di questo giovane scrittore. Merita per la trama e lo stile, ineccepibili. Speriamo dunque di averlo spesso con noi.
Salvo


QUATTRO PIANI DI VITA© Davide Cataldi.
Scherzi a parte riguardo alla gestione dei Condomìni, qua è per davvero un Bronx perché la mentalità locale è molto arretrata: questa non è una cittadina, ma un “incubatore” dove si sono mischiate le parti peggiori (ed è vero purtroppo) delle periferie delle grandi Città intorno. In pratica, di senso civico condominiale ce  n'è davvero ben poco, pensate che le riscossioni sono costretto a farle porta a porta camuffando la voce per farmi aprire...
Eh sì... è proprio così, giorno dopo giorno! Sono Giuseppe, vivo in un grande paese dove la storia è passata, ma è già lontana. Bello esteticamente, ma umanamente indisciplinato... poco senso civico! Qui si parcheggia quotidianamente sulle strisce pedonali (sono più sicure),  la domenica è il dì di festa e si parcheggia persino sul marciapiede; non si getta la mondezza durante gli orari stabiliti dalla legge per non rischiare di fare la coda; tutti si lamentano di qualsiasi cosa: ora legale, ora solare, rigori non assegnati, goal annullati, ascensore bloccato, il politico corrotto di turno, la escort di moda, la vicina pettegola, il vicino taciturno, il cane che fa la popò nel giardino e il padrone che non la raccoglie perché è tutto concime per la terra! Tutti, però, hanno una linea d’azione comune: NESSUNO DI LORO PAGA  IL CONDOMINIO... ED IO SONO L’ AMMINISTRATORE DEL PAESE!
Con i miei migliori amici, Rino e Attilio, abbiamo aperto una microimpresa e ci occupiamo proprio di amministrazione di Condomìni. Per fortuna che c'è Nives, la mia bellissima mora, a condire di dolcezza le mie giornate amare. Siamo fidanzati da cinque anni, ma ci conosciamo da sempre. Lei è bella, intelligente, seria, sensuale nella sua semplicità. Forse sarò esagerato nel dire quello che sto per dire, forse potrebbero sembrare banali parole di un innamorato, ma persone come lei sono una rarità ed io sono molto fortunato ad esserne il depositario. Di matrimonio parliamo spesso, ma ci sono delle piccole “crepe” tra di noi che andrebbero sanate prima di affrontare il grande passo.
Ora è arrivato il momento di “armarmi” e partire verso l’ignoto: IL MIO CONDOMINIO QUOTIDIANO!
Oggi me n’è stato assegnato uno nuovo ubicato in una via a me sconosciuta. Spero che questo condominio sia diverso dall'ultimo, dove ho avuto incontri troppo ravvicinati con pusher, maghi e casalinghe frustrate (o frustate) dai mariti. Che poi, mi chiedo: "Ma possibile che tutta questa gente capiti proprio a me?"
Prima di cominciare, come di consuetudine, vado a comprare il mio quotidiano preferito all'edicola che dista duecento metri  dalla mia abitazione... per me, è come fumare una rilassante sigaretta.
Eccomi arrivato al palazzo, sede del mio odierno lavoro. E' una costruzione di quattro piani, insolita in questa zona, circondata da stabili di dieci piani circa. Sembra un pesciolino rosso in una vasca di squali. Il palazzo è dignitoso, ben tenuto, molto carino, con un giardino curato  e balconiere prosperose di gerani scarlatti. Ma... che strana sensazione, a me pare di esserci già stato!  No, no, sicuramente è simile ad un altro edificio... in fin dei conti, si somigliano un po’ tutti!
La bella sorpresa che mi riserva questo grazioso stabile di quattro piani è l’assenza dell'ascensore. NON C'E' L'ASCENSORE!!!  Tiro un sospiro di sollievo... una grana in meno!
Arrivo al primo piano, suono il campanello. Mi apre la porta una ragazza, una bella ragazza con due occhi neri tristi. Due  righe segnate in volto dal mascara colato raccontano che è reduce da un pianto recente.
"Salve, io sono Giuseppe Questua, il nuovo amministratore. Disturbo signora?" le chiedo timidamente, un po’ imbarazzato.
Lei mi guarda, accenna ad un sorriso e mi dice: "Benvenuto nel nostro condominio, signor Giuseppe. Si accomodi pure..."
Mi fa entrare nella sua casa, nel suo mondo, che mostra i segni di quel pianto. Telecomando sfasciato sul pavimento, sedie rivoltate, fogli sparsi ovunque, una pentola a terra.
"Mi scusi per il disordine, il tornado è passato da qui ANCHE oggi" ironizza la ragazza.
"Eh eh, si figuri. Per questa volta, non avviserò la Protezione Civile" ribatto io, in un misero tentativo di sdrammatizzare il momento. Il mio sguardo si posa su una foto che ritrae la ragazza con un uomo, quell'uomo dovrebbe essere il suo fidanzato o suo marito, formano una bella coppia. La ragazza, resasi conto che sto fissando la foto, mi domanda:
"Lei è fidanzato?" guardandomi con aria ironica.
"Ehm..sì, sono fidanzato. Sono fidanzato da cinque anni" rispondo titubante.
"Complimenti! E mi dica un po’, lei fa arrabbiare la sua ragazza?" continua a tener un'aria ironica, la ragazza.
"Si, lo ammetto e... non poco!" aggiungo con tono liberatorio, pensando di essere la vittima di una burla e aspettandomi di vedere apparire Nives con le telecamere di “Scherzi a Parte”.
"Ecco, voi uomini siete nati per farci pagare le vostre insicurezze, per farci innamorare, per illuderci e per farci arrabbiare. Godete a farci arrabbiare, a farci star male!!!" esclama la ragazza indicando la foto che stavo prima fissando.
"Il ragazzo della foto è il mio fidanzato. E’un bravo ragazzo, io lo amo davvero, però la sua gelosia mi sta uccidendo. Mi sta addosso così tanto che quasi mi manca il respiro. Non riesce a capire che deve smetterla! Io ho la mia vita, ho un buon lavoro che mi porta inevitabilmente a stare a contatto con altri uomini e allora? Il dubbio sulla mia infedeltà è un dubbio lacerante che non riesce a mettere a tacere. E’ continuamente alla ricerca di segnali che possano confermarlo. Si è trasformato in un detective a tempo pieno!” riprende a piangere la ragazza, esasperata.
"Ma forse lui pensa che bella così come sei, estroversa e realizzata professionalmente, potresti essere l’oggetto del desiderio di uomini che vogliono solo portarti a letto?" queste parole escono dalla mia bocca autonomamente, senza chiedermi alcun permesso. Lei, quasi sorridendo, ma  con gli occhi ancora lucidi, ribatte: "E’ questa la sua convinzione e può anche aver ragione, ma deve imparare ad ascoltarmi e a fidarsi di me, anziché sottopormi tutti i giorni a martellanti interrogatori, nella speranza di estorcermi una qualsivoglia confessione. Non gli ho mai dato motivo per dubitare della mia onestà, non voglio diventare prigioniera della sua insicurezza. Che impari a gestirla, altrimenti..."
Decido che questa riscossione può aspettare per oggi, ritornerò nei prossimi giorni. Non me la sento di chiedere soldi ad una donna disperata e al suo aguzzino sordo. Amministratore SI’, canaglia NO. Ammiro quelle persone che riescono a raccontare il proprio dolore senza censure, senza aver paura di soffrire ancora di più nel raccontare. Io non sono un personaggio facile da “inquadrare”, sono un cane sciolto, uno spirito ribelle, ma dietro la mia arroganza, la mia permalosità e il mio frequente cinismo, c’è del buono! Nella vita di tutti i giorni mi si può trovare un minuto a leggere Dostoevskij e il minuto dopo a guardare una puntata del Grande Fratello. Mi sento di dire, quindi, che sono un tipo abbastanza vario... mia madre direbbe “un adorabile stronzo”.
Ritornando alla coppia del primo piano, mentre salgo lentamente i gradini, DEVO  ammettere a me stesso che il loro problema è proprio la “crepa” nel mio rapporto con Nives. Sì, l’impedimento che non ci permette di sposarci è proprio la mia gelosia, la mia ingiusta gelosia, la mia eccessiva gelosia. Ho ancora il ricordo del nostro litigio più violento, quando lei stava organizzando la mia festa di compleanno a sorpresa. Tornai prima dal lavoro e la vidi abbracciata al suo amico Lorenzo, peccato che scoprii solo dopo aver dato un pugno a lui, che quel suo amico era gay e quell’abbraccio era per ringraziarlo del grande aiuto che le aveva dato. Oggi dovrò spiegare a Nives che la mia gelosia non è mancanza di fiducia in lei, ma è paura di perdere ciò che io ho di più caro.
Dovrò spiegarle che, “come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire lei, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri”.
Sì, sono io il problema. Io devo cambiare. Io posso cambiare. Nives è la fonte del mio entusiasmo, è più di un amore, è il sorriso, è la forza che mi dà la carica giusta per affrontare le difficili giornate lavorative, è la mèta del mio viaggio.  CONTINUA...


1 commento:

Cecco ha detto...

Complimenti a Davide, sono davvero curioso di leggere il seguito di un qualcosa che per davvero si avvicina alla mia esperienza lavorativa.

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.