martedì 11 gennaio 2011

AMANTI NEL CREPUSCOLO. Eleonora Damato

Amanti nel Crepuscolo © Eleonora Damato


Era il momento che preferiva. Il tepore della giornata  appena trascorsa si percepiva ancora sulla pelle e il pizzicorino della notte cominciava a far capolino con insistenza.
Amava molto passeggiare per i boschi al tramonto specialmente in autunno. A quell’ora i colori delle foglie si fondevano con i rossi e gli arancioni tipici del calar del sole, creando una sorta di manto caldo e luminoso che ti avvolgeva.
Giulio era sempre stato un cacciatore e come tutti gli appartenenti a questa categoria amava osservare. Chi, cosa o perché non era mai stato rilevante bastava che ogni volta fosse qualche cosa di nuovo e non banale.
Le venature delle foglie, le melodie sempre diversamente uguali degli usignoli, due persone in una macchina che facevano l’amore tutto poteva essere fonte di interesse.
C’era qualche cosa di accattivante nell’osservare delle persone che si accoppiavano come animali, rinunciando, anche se per qualche momento, a qualsiasi forma di ragione.
L’oggetto della sua osservazione odierna lo stava aspettando, come  del resto tutti gli altri giorni, a pochi passi da lui.
Forte di questa certezza, continuò ad avanzare con passo tranquillo.
Improvvisamente lo sbattere di una portiera che si chiudeva gli impedì di proseguire.
Avvertì tutti i suoi sensi mettersi in allerta.
Il rumore di passi che scivolavano sulle foglie già cadute lo immobilizzarono dove si trovava.
Ciack, il canto degli uccellini cessò.
Ciack, tutto cominciò a muoversi a rallentatore.
Ciack, una goccia fredda e solitaria che scendeva lungo la nuca, unica testimone di qualche emozione.
Ciack, un senso di inquietudine gli attanagliò lo stomaco, come una stella che quando implode dà origine a un Buco nero.
Un vuoto che gli impedì di voltarsi, pur consapevole della minaccia ma frenato dai lacci invisibili della paura , verso chi o che cosa gli si stesse avvicinando.
Totalmente concentrato a ricordarsi di essere ancora vivo, non sentì che  la cadenza regolare dei passi si era interrotta.
Per un attimo tutto fu immobile, poi quando il sangue caldo e appiccicaticcio cominciò a colare dalla ferita si accorse che un pugnale gli si era conficcato nella schiena,
In quel momento il mondo ricominciò a muoversi.
I colori riacquistarono la loro luminosità.
Una sensuale voce di donna gli si rivolse con tono quasi suadente: “Scusa se oggi siamo in ritardo Giulio, dovevamo scegliere la lama per la caccia”.
Delicate foglie ricominciarono a cadere su di lui come se fosse stato loro ordinato.
Un tripudio di germogli cadenti lo ricoprì completamente.
Mentre scivolava verso quel manto colorato in cui lo aspettava il tranquillo abbraccio della morte, si rese conto che aveva davvero sprecato troppo tempo a cercare, a osservare.
 “A volte anche essere la preda può avere il suo fascino” Lo si sentì sussurrare con l’ultimo respiro.

2 commenti:

Sandro Amici ha detto...

Tutto giusto, ma che un cacciatore sia per definizione qualcuno a cui piace guardare, osservare... non mi torna. In genere si concentrano su ogni cosa di vivo che vedono nei paraggi. Alle volte presi dalla disperazione si sparano anche tra di loro...

Cecco ha detto...

Inusuale la contraddizione della preda che ha piacere del suo ruolo e forse per questo rende accattivante il racconto.

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.