giovedì 24 marzo 2011

Condominio o non condominio?

Non so se cento o più anni fa, quando hanno iniziato a fiorire le metropoli, i costruttori si siano mai posti il problema: ma questi poveri disgraziati che saranno costretti a vivere gomito a gomito con altri poveri disgraziati, separati solo da un velo di muro, riusciranno a coesistere pacificamente? Secondo il mio modestissimo avviso, no, il problema non se lo sono minimamente posto. E oggi, che ci riteniamo sviluppati rispetto ai nostri bisnonni, ci consideriamo tolleranti e civili, in realtà viviamo peggio che nel medioevo. Perché? Semplice: abitiamo in condomini.
Già la parola, di per sé, mette paura: casermoni di cemento con abitazioni in linea di massima poco più grandi di una capanna, ma con tutti gli spazi sfruttati al limite dell’immaginabile per poter dare l’illusione di un grande benessere. In realtà, con tutta la nostra tecnologia, con tutta la nostra boria di essere moderni, stiamo messi peggio dei nostri avi. Ma andiamo per ordine.
Per prima cosa analizziamo i punti di forza di abitare in un condominio.
Ehm… Non mettete fretta, ci sto riflettendo… Ah, sì, ecco: non ce ne sono.
Per seconda cosa analizziamo i punti carenti.
Chi è costretto a vivere in un condominio prima o poi (più prima che poi) deve imparare a fare i conti con chi gli abita intorno a trecentosessanta gradi. E badate che anche chi abita al primo e all’ultimo piano sta nelle medesime condizioni. L’unico vantaggio di chi ha la fortuna di occupare un attico, è che non ti senti camminare sulla testa.
Dicevamo: il condominio è una convivenza coatta con gente che magari avresti preferito non conoscere mai, soprattutto se sopra di te viene a vivere il classico ragazzo di campagna, abituato alla mega villa senza nessuno nei paraggi. Chiaramente si sentirà in dovere di fare i comodi suoi a tutte le ore del giorno e della notte e, del resto, come dargli torto? Lui al paesello lo faceva! E nessuno gli rimproverava nulla, perché nessuno gli viveva a fianco. Ma qui, nella progredita città, non si può. O meglio: esiste il regolamento di condominio che disciplina il giusto comportamento e le regole da rispettare. Come? Non sapevate che ogni condominio ha le sue regole? Già, a pensarci bene, chi l’ha mai visto o letto? Eppure il fantomatico regolamento esiste, parola di amministratore. Sarebbe già una conquista se venisse rispettato, ma noi siamo progrediti… ci sentiamo in dovere di espatriare nella libertà altrui senza porci problemi… e ci arrabbiamo se l’invaso osa farci notare che abbiamo esagerato!
Tempi moderni.
Adunque, nel condominio trovi un coacervo di etnie peggio della Torre di Babele. In teoria si dovrebbero conoscere gli occupanti degli altri appartamenti, ma quando gli appartamenti raggiungono il numero di settanta, novanta, cento e passa, è naturale che qualcuno sfugga. E ti ritrovi a salutare il cinese che nel frattempo ha acquistato la casa sopra la tua testa dall’oggi al domani, magari in contanti. Contanti? Sì, avete letto bene: contanti. Personalmente non so neppure come siano fatti quattrocentomila euro in contanti, ma a quanto pare i cinesi lo sanno bene. Oppure un bel giorno decidi che tuo figlio di tre anni deve dare un taglio ai lunghi capelli biondi e quando rientri con lui e la sua testa rapata, trovi la signora che abbassa lo sguardo per osservarlo, sgrana gli occhi allibita e dice: “Ma gli hai tagliato i capelli!”. E tu fissi la signora e ti domandi chi diamine possa essere, perché non l’hai mai vista prima! Però lei conosce bene tuo figlio!
Se poi il condominio è dotato di portierato, allora esiste la mitica figura del portiere. Mitico portiere, che quando occorre qualcosa è sempre presente! Sì, anche quando ti ritrovi in casa un ragno di mezzo chilo e corri a chiamare il portiere perché lo uccida! O quando ti sfreccia un pipistrello in piena serata estiva dietro la nuca e non sai come prenderlo e corri dal portiere! E quando si rompe il termosifone? Niente paura, il portiere risolve sempre tutto. A pensarci bene somiglia a Figaro…
Però esistono anche gli inquilini che odiano il portiere. E allora si innesca una vera e propria guerra psicologica ai danni del poveretto che ogni giorno si ritrova a dover ripulire le schifezze dei civilizzati… Per non parlare dei modi sgarbati e veramente poco civili con cui si rivolgono a quel cristiano che sta lì per nove ore al giorno a pulire e ascoltare le lamentele di centinaia di persone per pochi euro al mese. Quanti, oggi come oggi, farebbero il portiere? Pochi, credetemi, e alla fine li vedi che soffrono tutti di gastrite o di ulcera.
Per non parlare di quei casermoni dove, se ti permetti il lusso di andare una settimana in vacanza, torni e scopri che il tuo vicino ha sfondato una parete e si è appropriato di una delle tue camere! Come? Non è possibile? Oh, sì, che è possibile, potrei citarvi il luogo dove ciò avviene con una certa naturalezza di costume, ma preferisco tacere per mia incolumità.
Per farla breve, in tutto questo contesto, il portiere, lo sconosciuto, i rumori molesti, la sporcizia, l’appropriazione indebita, esiste la ciliegina sulla torta: l’assemblea condominiale!
In teoria ci si riunisce per cercare, insieme all’amministratore, di portare migliorie al condominio e per approvare consuntivi e bilanci o acconsentire taluni lavori. In realtà ci si riunisce per scagliarsi gli uni contro gli altri, in un’arena improvvisata dove vengono sfogate tutte le repressioni psico-sociali di cui noi progrediti soffriamo. Ognuno è arroccato sulle proprie convinzioni e ben pochi accettano idee e risoluzioni provenienti da altri cervelli.
Si comincia con la solita matta (ce n’è sempre una o più di una in un condominio, come una volta c’era il matto del villaggio) che, neppure tutti sono seduti, si scaglia contro l’amministratore vomitandogli addosso ogni ben di Dio, senza un senso logico, senza un perché, ma solo per il gusto di alzare la voce e destabilizzare, istigata da altri cervelli fini che ascoltano soddisfatti in silenzio. E una volta terminata la violenta invettiva, si gira e se ne va, impettita e tronfia come un pavone, lasciando gli astanti allibiti e trasecolati, tranne i due cervelli fini di cui sopra che non si aspettavano altro. Che poi la matta sia la medesima persona che volutamente sporca per far dispetto al portiere è un mero cavillo.
E che dire delle due galline che fanno sempre comunella, pronte a dare sempre e comunque contro l’amministratore e contro ogni buona idea? Le vedi che siedono fianco a fianco e se c’è da votare andando contro gli interessi generali, sono sempre le prime a farlo, appoggiandosi “per solidarietà”, anche quando non sono concordi neppure tra loro. Bellissimo esempio di magistrale stupidità.
E che dire del fermo tentativo di tutti i cervelli fini di revocare l’indennità di cassa al portiere, preferendo “risparmiare” andando a pagare alla posta e versare l’euro contro i pochi centesimi rimborsati al portiere? Ma nessuno ha mai spiegato a queste persone che cosa sia l’economia? Perché a casa mia, se anziché pagare un euro e dieci centesimi di bollettino postale pago cinquanta centesimi al portiere… caspita! Ho risparmiato! Invece no, i cervelli fini pensano l’esatto contrario. Anche questa è una magistrale prova di stupidità e ignoranza.
E che dire del capannello di condomini che ce l’hanno a morte con il segretario che, poveretto, è chiamato solo a trascrivere la seduta? Le accuse, le insinuazioni volano e alla fine, dopo anni che il disgraziato si offre per mancanza di volontari a quel lavoro, si stanca e se ne va, invitando i cervelli fini a prendere il suo posto. E qui scatta la sorpresa: nessun cervello fino si fa avanti. Bene, ora siamo senza segretario e l’amministratore ha un bel da fare a chiedere che uno dei condomini si offra di ricoprire quel ruolo. Ma come? Hanno fatto di tutto per sbalzare il segretario e ora nessuno ha il coraggio di farsi avanti?
Insomma, a guardare bene, il fatto di vivere in un condominio a mio avviso non è una grande conquista sociale, ma un regredire allo stato di australopitechi. Con tutto il rispetto per gli australopitechi.

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