mercoledì 20 aprile 2011

IL CIELO DI CARTAPESTA. di Paola.Marcella e Salvo Figura

Uno scritto a quattro mani, non passato nella selezione horror 365 della WMI proposto per voi. Speriamo sia gradito quanto Microchip che ha avuto un seguito incredibile. Qui il tema è tutto un altro. Le nostre paure ancestrali e quelle... future.


Cielo di cartapesta.doc
di Paola:Marcella e Salvo Andrea Figura


Quel giorno vidi il cielo arrotolarsi come i fondali stellati del presepe e tutto quanto esso conteneva fu raccolto, come le briciole in una tovaglia dopo il pranzo. Così aerei e uccelli furono spazzati via. Al di là del fondale si vedeva un bianco abbacinante su cui si muovevano gigantesche ombre cinesi.
-         Cosa faremo di questi umani? Echeggiò una voce che proveniva da ogni dove. 
-         Il fuoco li consumerà come candele votive. Rispose un’altra voce più acuta.
Mi chiedevo se anche mia madre vedesse le stesse cose, mentre mio padre assorto nelle sue preghiere teneva la testa tra le mani chiedendo perdono di ogni peccato passato.
Padre Emanuele aveva ammonito durante l’omelia del giorno avanti:
-Avverrà domani – disse col piglio di un notaio che stabilisce un rogito – la profezia non sbaglia e nessuno finora aveva inteso le parole ora chiare come il sole a mezzogiorno. Avverrà com’era scritto. Poi giungeranno le malattie; le peggiori: Lebbra, peste e vaiolo mieteranno i campi dell’uomo.
Io coi miei otto anni non capivo, ma la mamma mi spiegò che non era la fine del mondo, era la fine dell’Uomo. Sarebbero state le nostre accidie, le nostre ire, le nostre slealtà che avrebbero ucciso gli uomini. Uno per uno, come una partita a dama: soffiato. E un uomo spariva via. Soffiato; e ne spariva un altro. Occhiolino e ne sparivano due.
Infine con un gran boato venne Lui, il Creatore. Si pose a gambe larghe da un polo all’altro della Terra, prese un uomo, lo schiacciò come fosse fango umido. Lo rimodellò e gli diede sembianze angeliche; poi prese a strappargli le dita delle mani, incurante del dolore della creatura. Passò alle coste, ne tolse una e plasmò una donna. La fissò un momento e le staccò la testa, ma quella restò viva e prese a urlare mentre partoriva una serpe.
Io guardavo atterrito quel massacro e stringevo la mano alla mia mamma.
-         Avete per millenni giocato con la morte dei vostri simili, adesso giocherò con voi. Disse con voce di tuono.
Lanciò i dadi:- Doppio sei. Ho vinto ancora.

                                              

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....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.