martedì 10 maggio 2011

Il Signore non scende

Stamattina, fredda mattina di maggio, fredda e limpida come una fredda e limpida mattina di febbraio. La lunga strada in salita, il guardare ciondolante della guardia alla sbarra, i mucchi di ferraglia appoggiata ai muri, i muri appoggiati agli edifici e gli edifici saldi sulla terra, quando la terra è salda.Guardo dal basso in alto: sette piani da salire. Sette piani non sono pochi con il dolore morbido della stanchezza in corpo. Le mura laide: il numero del piano scritto con il pennarello. Siamo al -2; dobbiamo andare al 7.Già mi mancano le gambe: il settimo piano in questo edificio pencolante e sbieco è molto lontano; molto lontano in alto. E l’ascensore si riempie di persone: tre e poi cinque e poi sette.
Siamo qui con l’aria di chi non c’è. Non sembriamo malati o accompagnatori di malati. Sembriamo capitati qui per caso. L’ascensore non rispetta un ordine di prenotazione: si ferma al terzo, sale al quinto, scende a piano terra e quando scende a piano terra si riempie di camici bianchi che erano andati a farsi una sigaretta. Puzzano di cicca ma sono sereni ed impettiti: non sono malati.Ma noi non siamo malati. Stiamo semplicemente attraversando quella fase della vita in cui “qualche acciacchetto si comincia ad affacciare e oh, ogni tanto uno si deve fermare a fare un tagliando… sarebbe troppo bello ciack, avere uno sportellino, lì proprio dove fa male e ciuf, togliere il pezzo e sostituire… sarebbe bello. Invece no: uno si deve controllare, deve prevenire… eh! Prevenire, come si dice, è meglio che curare!”Insomma alla fine, per riffe e per raffe arriviamo al settimo piano. Una corte di malandati seduti sulle sedie ci attende all’apertura delle porte. “Urologia uomini”. Non è il nostro piano. Poi ci spiegheranno che siccome stanno facendo dei lavori il nostro reparto sta lì, momentaneamente in “Urologia uomini”.Passiamo di sghembo attraverso una porta tagliafuoco bloccata a metà. E’ ferma sui cardini da qualche mese “si, noi abbiamo chiamato l’assistenza… ma quelli prima che vengono… ci vorrebbe l’interessamento del Primario… ma puoi disturbare il Primario per una porta? E poi, che lui non la vede la porta che non si apre? Mica vola: passa anche lui per di qui!”Una suora di colore: legge la nostra carta. Ci dice qualcosa che non capiamo. Intuiamo che dobbiamo aspettare lì. Il Professore è “occpao in mblatoriu… ppena libera vene subbito!
Il corridoio è interminabile “Chirurgia oncologica”. Passano persone normali. Nessuno è malato. Sono persone con il giubbino adatto alla stagione; si guardano attorno, come noi chiedono e come noi ristanno, la busta con i referti in mano, aspettando che scenda il Signore dal cielo.Qui sibila il vento e il Signore non scende. O meglio: è sicuramente qui. Perché è qui che deve stare il Signore! E dove se non qui tra i bambini calvi, i vecchi gialli e i letti bagnati di pipì?Gigi lo strilla: “Questo s’è fracicato tutto! Tocca cambià la federa… pure il letto tocca cambià
Ma il Signore non scende. Sibila un vento febbraino negli infissi di maggio. Roma sta distesa sette piani sotto. Ma il Signore, no, non scende.

1 commento:

salvo ha detto...

Grazie Sandro, sei un vero e caro amico. Apprezzo e adoro i tuoi scritti.
Salvo

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.