martedì 24 maggio 2011

TRIBUNALE INDIANO

TRIBUNALE INDIANO
Stralcio da “Lingua biforcuta”

Antologia 
© Natale Figura

Il Totem dominava con tutta la sua altezza la spianata antistante. Lo Sciamano Waa-Ta davanti al fuoco stava pronunciando formule magiche che i Guerrieri e le Squaw del villaggio centrale, seduti in terra tutt’intorno, ascoltavano in riverente silenzio. Al centro della spianata, davanti al falò, Occhio Pazzo privo degli ornamenti di Capo e con le mani legate dietro la schiena sedeva attendendo, coi pochi uomini rimastigli e prigionieri con lui, il giudizio degli Anziani e degli altri Sakem accosciati ai lati del Totem.
Aquila, con il sacro Wampum che gli cingeva la fronte, seduto con la schiena appoggiata al palo istoriato, era immerso in pensieri profondi: Occhio Pazzo aveva sbagliato per orgoglio, si era ribellato, aveva attentato alla vita del Capo della Nazione Navajo, aveva messo in pericolo la pace di tutto il Popolo e perciò meritava la punizione che gli sarebbe stata inflitta secondo le leggi e usanze dei Navajo. Eppure non aveva versato sangue dei suoi fratelli e nemmeno sangue dei Wasichu... Come fare per evitare di versarne il suo proprio adesso che la situazione era cambiata e ormai la pace era tornata a risplendere come il sole sulle terre della Riserva?

I Sakem si erano consultati brevemente e Naso Tagliato si rivolse ad Aquila dicendo: «Aquila, sappiamo cosa impone la legge di Manito tramandata di padre in figlio... e anche tu lo sai... pronuncia tu stesso la condanna che sarà subito eseguita».

«So cosa intendi dire, grande Capo – incominciò solenne Aquila alzandosi in piedi nel silenzio generale che contornava le sue parole – ora io sto per avallare quello che tu stesso avresti pronunciato in questo momento e il mio cuore sanguina per dover condannare a morte un fratello dalla pelle rossa che commesso un così grave errore. Nondimeno penso che Manito, nella sua grandezza, abbia concesso ai Capi delle Tribù, e quindi anche a me, la possibilità di derogare dalla legge non scritta per imboccare una strada diversa... 
Saggi Sakem, la via della vendetta corre parallela al fiume dell’oblio ed entrambe portano al grande lago dell’espiazione delle proprie colpe posto lassù, nei beati territori di caccia, dove le vicissitudini umane scompaiono per sempre. 
Ascolta Naso Tagliato e anche tu Due Coltelli e tu Ogdeen e tu Tahaunaa e tu Oto-Nu e tu Black Eyes... e voi tutti mio Popolo... il sangue dei fratelli versato per vendetta è veleno per le nostre anime ma l’acqua del fiume dell’oblio lava le colpe che macchiano le nostre vite. Possa l’oblio cancellare gli errori commessi, anche tra fratelli, e portare dentro di noi e dentro la mente di Occhio Pazzo quella pace che ora è tornata per tutto il Popolo Navajo. 
Adesso io, con l’autorità del sacro Wampum e col consenso della Grande Fratellanza così condanno l’ingenuità, l’arroganza e l’irruenza di Occhio Pazzo, non più Capo della sua Tribù: vada egli libero e si rechi senza seguito sulle Colline dello Stallone Nero, alla dimora del Guardiano degli Antichi, a meditare sui suoi errori. Lì rimanga per almeno sei lune e, quando Manito gli avrà mandato un segno di perdono, gli sia consentito di tornare al suo villaggio Oboi dove sarà da tutti accolto con benevolenza e verrà rispettato così come deve esserlo un figlio del Popolo rosso. Questo mi è stato indicato nella mente dal Grande Spirito e questo vi dico!» e si sedette nel silenzio generale.

Un lampo di ammirata approvazione attraversò lo sguardo di Waa-Ta... lo Sciamano.

1 commento:

salvo ha detto...

Fantastico Lino. Gran bel racconto pieno di bontà, di una grande morale e di insegnamenti che andrebbero diffusi ai potenti del mondo ATTUALE.

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.