venerdì 22 luglio 2011

I "brevi" di Salvo: "Buon appetito Mr. Parkinson"

Questo racconto brevissimo, l'ho postato su un Blog  per un "concorso" intitolato "La Palestra di Laura". Non è stato apprezzato  il fatto che il Dottore fosse così esplicito nella sua diagnosi.
Ribadisco che ogni medico ha il DOVERE morale e legale, di informare SEMPRE i propri pazienti di ciò cui andranno incontro. Ognuno di noi deve poter programmare la propria vita in base a ciò che il "Cielo" gli manda.
Ve lo propongo così com'è.
                                                                                                                       
Buon appetito Mr. Parkinson
Inizierà lentamente a non percepire più gli odori. Profumi,essenze,aromi, piano piano svaniranno dal suo naso ma soprattutto dal suo cervello. Ricorda i gelsomini all’imbrunire? Ricorda quei respiri profondi per suggere, come fosse diventata un’ape, tutto il nettare profumato che emanavano? Bene, si porterà via pure quelli. Si chiamano “parosmìe” e precedono di poco la perdita del gusto”.
Il neurologo descriveva alla Signora Zita ciò che sarebbe accaduto via via che il suo “Morbo di Parkinson” avrebbe progredito dentro il suo corpo e il suo cervello. Come un mostro alieno, come un parassita, come un ladro abilissimo, le avrebbe portato via le cose più belle: i sapori del presente, ma anche i ricordi di essi.
“ Il sapore della mentuccia selvatica quando spira da maestrale e quello delle nèpite e delle stoppie, dove pascolano indolenti le lumachine di Luglio. Sì, proprio quelle che lei gustava con l’olio e l’origano in quella vecchia trattoria del suo paese. Anche quei sapori svaniranno, signora Zita, e per nulla al mondo potrà mai più riavere. Così, mentre lei perderà olfatto e gusto, Mister Parkinson ‘mangerà’ i suoi neuroni. Si abbufferà di loro e del ricordo dei dolcini di Pasqua. Quei dolci, fragranti di forno, caldi ancora nelle teglie di alluminio, spolverati di zucchero a velo, vaniglia e cannella.
Un solo gusto percepirà alla fine del gioco del Signor Parkinson, ma sarà lei a scoprirlo; non le anticipo nulla, adesso”.

Un giorno di Ottobre la Signora Zita tornò mesta a casa. Aprì l’acqua calda nella vasca da bagno, si spogliò e si immerse nel tepore liquido. Il profumo della lavanda che vi aveva sciolto l’avvolse tutta, ma lei non lo percepiva. Tranciò di netto le vene dei polsi, leccò il suo sangue e di quello percepì il gusto dolce e caldo, come i biscotti di Pasqua caldi di forno. Si addormentò nel calore di quell’acqua amniotica e sognò, sognò d’essere un cavaliere medievale che con la spada recideva la testa al drago Parkinson. Sognò; per sempre.

7 commenti:

carlo ha detto...

Con poche righe hai saputo evocare forti emozioni.
Il medico del tuo racconto però sembra quasi provare un perverso piacere sadico nel comunicare la evoluzione dei sintomi della malattia.Non c'è dubbio che il medioco ha il dovere morale di dire "la verità" al prorpio paziente. Ma ogni paziente è diverso e quindi anche il modo di comunicare questa verità deve essere personalizzato. Dobbiamo capire quale "dose" di verità in quel momento lui è in grado di ricevere. Lo dovremo portare gradualmente a conoscere la sua malattia. Certo questo richiede tempo e pazienza, ma credo sia la parte più importante del nostro lavoro.
Carlo

Natale ha detto...

Eccezionale e inaspettato. Grazie Salvo di avermelo fatto leggere.

salvo ha detto...

@Grazie a te Lino
@Carlo, presumo tu sia un collega. Hai ragione sulla dose e sui modi del "narrare" al paziente della sua malattia, ma tieni conto che siamo nel tema della narrativa, anche "noir". Ma anche se così non fosse, ricorda che è un racconto brevissimo e che nel narrativo siamo alla fine della lunga discussione tra il medico e il paziente. ogni via e modo di comunicazione sono stati ormai espediti, resta solo la verità finale ed è quella del racconto.
Grazie comunque del commento.
Salvo

Natale ha detto...

OTTIMO. Lo inseriamo in "Schegge di horror - horror slivers"? Il tempo di tradurlo in inglese.
Aspetto notizie. Lino.

salvo ha detto...

@Certamente Lino. fallo tradurre sine ulla dubitatione!

Anonimo ha detto...

Ho la sclerosi multipla e i medici non pronunciano mai il suo nome, massimo massimo le iniziali. Quello che so dei suoi effetti l'ho dovuto scoprire in rete, poi io descrivevo le cose ai medici e loro dicevano, sì, sono informazioni vere. È una fatica e una sofferenza essere sempre io a chiamare le cose per nome. Se tu sei un medico e dici le cose come stanno stai facendo la cosa giusta. Il racconto è bello e forte, ma dal punto di vista della narrazione in effetti un medico che parli in questo tono non è credibile. Forse potresti usare l'artificio di indicare che quelli sono i pensieri della signora, mentre le parole del medico sono complete ma più fredde: così non lo posso accettare. Per un "brevissimo" però ci potrebbe stare.
Ciao, tornerò, bello e intelligente questo blog :)

salvo ha detto...

Ciao "Anonimo",
grazie soprattutto per aver avuto la forza di dirmi del tuo male. Nel mio lavoro purtroppo ho visto molte persone allo stadio dell'insufficienza respiratoria da SLa o da SM e non è bello nè piacevole "trattarli" e capirne le sofferenze. Non so se sia credibile un medico che parli come nel racconto; certo per un "brevissimo" va bene, ma ripeto che è GIUSTO che un medico dica TUTTE le cose come stanno, perchè è altrettanto giusto che DOPO ognuno faccia le proprie scelte. Non sarebbe etico dire "lei non ha niente, vada tranquillo". E se ci sono delle scadenze economiche o dei testamenti "difficili"? Lo so, sono coltellate da dare, c'è modo anche per dirle ed è chiaro che nel racconto, la brutalità mi è servita da leva per il lettore. ma nella realtà, nella mia realtà, purtroppo ho dovito SEMPRE dire in faccia la realtà delle cose. Non foss'altro che per un problema MEDICO-LEGALE! Il medico ha il DOVERE di chiarire DIAGNOSI, TERAPIA E PROGNOSI, perchè un domani nessun giudice non abbia a dirti:"Guardi che il suo consenso informato è NULLO".
Grazie ancora e torna a trovarmi.
Salvo

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.