domenica 17 luglio 2011

TURUZZU - Totò Regina - Cap.3

TURUZZU - Totò Regina

di Natale Figura


3

Nel vicino Paese, Don Tano Giarratana, l’Uomo di Panza del circondario, aveva osservato per diverso tempo il ‘picciotto’ in crescita ed era giunto alla conclusione che Salvatore Regina poteva essere un buon acquisto per la Famiglia.

Aveva notato come era stato capace di sopravvivere da solo in un territorio così ostico e quindi lo riteneva capace di essere un buon ‘soldato’.
Ed era anche struìtu… perciò aveva preso una decisione: lo avrebbe fatto avvicinare da suo figlio Peppe, uno dei suoi più giovani Capi Mandamento, che gestiva i picciotti neo affiliati, per valutarlo da vicino e cominciare ad addestrarlo affidandogli qualche compito di poco conto, in vista di incarichi più impegnativi in zona, ma anche nel continente.
Viriemu chi ssapi fari stu carusu …”, si era detto.
In genere Don Tanu non sbagliava nel giudicare i picciotti.
Peppe, ‘u figghjiu ranni’, che aveva appena compiuto i ventidue anni e che, quando il Don fosse andato in pensione, o comunque fosse mancato per qualsiasi motivo, aspirava a sostituirlo come Capo della Famiglia, accolse il compito affidatogli con una certa diffidenza. Aveva già conosciuto il picciotto l’anno prima, durante una battuta di caccia alla copiosa selvaggina del posto, quando i suoi cani non erano riusciti a scovare nel fogliame una lepre e due pernici che lui aveva sparate ed era sicuro di averle colpite.
Dalle frasche era emerso un sorridente Turuzzu, con un’aria tanto strafottente che lo aveva infastidito.
Quello si era addirittura soffermato ad accarezzare uno dei suoi cani, che non si facevano mai avvicinare da persone estranee e che invece lo aveva accolto scodinzolando festoso. Guardandolo in volto, aveva quasi avuto la certezza che il ragazzo si era impadronito di quelle prede, nascondendole chissà dove per ritornare dopo a riprenderle.
Così era, infatti, ma non lo poté verificare mai e l’antipatia cresceva.
Ma gli ordini del Don andavano eseguiti senza discutere, altrimenti, figlio o non figlio, avrebbe potuto perdere il rango di Capo Mandamento da poco acquisito.
Salutamu” disse Turuzzu, fermo con la coppola in mano, a Peppe a cavalcioni del suo mulo.
Ciao, Turuzzu, comu tira?” rispose Peppe.
Ca tira…”.
Si guardarono negli occhi, imperiosi quelli di Peppe Giarratana, un po’ sottomessi e sfuggenti quelli di Totò Regina.
Stasira c’è nu sirviziu da fari pi Don Tanu; tu sì prontu?”.
Sacchieddarè , pi Don Tanu, cumannati”.
Tu ha ’gghjiri a Santa Maria a la Scala, unn’è la Guardia e t’ha fari dari ’na littra a manu. Poi la porti subbito a mmia. A caputu buonu?”.
Sissignori, haiu caputu. Vossignuria sarà sirvitu come cumanna. Quann’agghjia a pàrtiri?”.
Ca uòra! Ammuòviti!”.
E Peppe girò il mulo andandosene con la scupetta che gli ballava sulle spalle.

A Turuzzu-Totò, Peppe stava antipatico, ma non ci pensò su due volte. Entrò rapido nella sua casa di pietra frasche e fango, indossò un paio di scarpacce che gli avevano regalato non ricordava più quando e un giaccone frusto, sbarrò la porta con un trave e si avviò di buon passo verso la località di destinazione che distava quasi dodici chilometri in linea d’aria.
Intanto, pensava di essere fortunato per aver avuto quell’incarico da Don Tanu; segno del destino che le cose stavano per migliorare per lui, qualora lo avesse compiuto con la dovuta diligenza. Il Padrino, infatti, era temuto da tutti ma era generoso e giusto coi suoi sottoposti, come si compete ad un vero Uomo d’Onore.

Segue

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