giovedì 21 luglio 2011

TURUZZU - Totò Regina - Cap.4

TURUZZU - Totò Regina
di Natale Figura.

Eccovi il quarto, e per ora ultimo, capitolo del romanzo "TURUZZU".
Spero che vi piaccia e che vogliate lasciarmi un commento costruttivo.


4

A Santa Maria La Scala, un paesotto a picco sul mare, ’u Guardia era momentaneamente assente, ma sarebbe tornato entro un’ora, gli dissero. Non si perse d’animo e quindi attese accosciato per terra fuori della porta osservando il transito dei carretti.
Quando l’uomo in uniforme arrivò (Turuzzu l’aveva individuato già alla svolta della strada), si alzò e lo avvicinò con un certo timore unito a fastidio: non gli piacevano i poliziotti in genere, soprattutto quelli di paese, sempre troppo pieni di sé.
«Salutamu - gli disse, e senza riprendere fiato - m’ata a ddari ’na littra pi Don Tanu» soggiunse, con le mani affossate nelle tasche del giaccone.
Quello lo squadrò con insolenza, «E tu ccu sì, ca nun t’aiju vistu mai?» gli latrò ostile.
Non si fece impressionare e: «Sugnu, cu sugnu. Mancu io agghjiu vistu mai a bbui. C’agghjia diciri a Don Tanu... ca nun m’ata ratu ssa littra c’aspietta?» gli rispose secco.
La Guardia sussultò a quella frase intenzionalmente arrogante dello sfacciato ragazzo.
Guardandolo bene, adesso, gli sembrava di vedergli ballare negli occhi una minaccia concreta che lo convinse a non continuare oltre nella schermaglia.
Non si sapeva mai come poteva andare a finire con questi picciotti. Poteva avere un liccasapuni nascosto nella saccoccia. Senza fretta, prese da un cassetto una voluminosa busta e gliela porse con malagrazia. «Tieni cca, e dicci a Don Tanu ca ci bacio le mani. A caputu?».
«Comu vuliti – rispose Totò – s’abbenerica», terminò ironico mentre si allontanava soddisfatto senza attendere il ‘Santu e riccu’ di prammatica. Sì, pensò, è andata proprio bene, come primo incarico di fiducia. La busta però lo incuriosiva. Era chiusa bene e nemmeno in controluce si vedeva che cosa poteva contenere. Forse soldi? O droga? La tentazione bruciante di ficcare il naso dove non doveva si scontrava con il senso di responsabilità che gli derivava dalla prova di fiducia cui si sentiva sottoposto. Non poteva rischiare.
Con Don Tanu non si scherzava. Mai.
Cancellò dalla mente ogni velleità di aprire la busta che ripose nella tasca più interna del giaccone e si diresse con passo svelto al Paese alla ricerca di Peppe. Il Capo Mandamento attendeva Totò con un misto di sfiducia e di disprezzo: si aspettava qualche tiro mancino da parte del ragazzo, anzi se lo augurava, perché lo avrebbe poi punito come sapeva ben fare.
Quando lo vide arrivare trafelato ma con uno sguardo pieno di soddisfazione, non poté trattenere un moto di dispetto, quasi di rabbia. Lo avrebbe bastonato volentieri, come aveva bastonato a suo tempo il cane fedifrago.
«Cca c’è ssa littra pi Don Tanu...» disse ansante Totò.
«Buonu… Si servi autru tuu fazzu sapiri. Uora ti nni puoi iri» rispose Peppe, porgendogli un foglio da mille lire.
«Grazi... ma nun servi – dichiarò Totò, rifiutando cortesemente ma con fermezza il compenso – u fici pi devozioni a Don Tanu e a lu cumannu di Vossignuria. Tantu m’avasta». Attese un cenno di saluto e se ne andò correndo ‘aa sa casa’.
Peppe rimase perplesso: non se lo aspettava che il ragazzo si comportasse da così buon ‘soldato’, che opera senza mire di ricompensa immediata. Aprì la busta, ne tolse un fascio di pezzi di carta di giornale trattenuti da un elastico e li gettò via. Seccato...
Forse, pensò, Totò era da osservare con maggiore attenzione, perché questa sua assenza di interesse per il denaro poteva far pensare a mire ‘diverse’ in seno alla Famiglia. La cosa non gli piaceva proprio.
Doveva parlarne a suo Padre, il Don.
Ma, intanto, Turuzzu-Totò Regina aveva passato onorevolmente il primo gradino dell’iniziazione.

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....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.