domenica 10 luglio 2011

TURUZZU - Totò Regina. Natale Figura

Spinto da Salvo Andrea Figura e da Monica Valentini... davvero ottimi scrittori... ho cominciato a scrivere questo libro di cui appresso il primo capitolo. Vi piacerà? Ditemelo per favore.


TURUZZU - Totò-Regina                                                                 

1

Trenta metri avanti a tutti il fuochista, Papaleo, con un mortaio artigianale composto da un tubo di ferro saldato su una base quadrata, sparava periodicamente in cielo botti fragorosi.
Ed ecco una doppia fila di bambini vestiti da chierichetto e di bambine in abito monacale bianco, guidati da un gruppetto di suorine bianche e nere come le rondini, avanzava festante lungo la via principale del paese. Recavano palme intrecciate e precedevano di poco i Gonfaloni di Comune e Provincia montati su lunghe aste ricurve.
Dietro di loro, solitario al centro della strada, seguiva il Vescovo col suo Pastorale d’argento e la Mitra ben calcata in testa, ché non cadesse, con due Pretini che gli reggevano alti i pizzi del lungo mantello scarlatto.
Distanziati, alle loro spalle, venivano i Sacerdoti della chiesa Madre e delle altre chiese del circondario, seguiti dalle Suore del vicino Convento con due file di bimbi orfani in un vestitino grigio.
In mezzo a loro il Parroco Priore, un pretone bardato d’oro e d’argento, trasportava l’Ostensorio Maggiore a raggi dorati che innalzava ogni tanto al cielo.
Appena distanziata di qualche metro la banda cittadina suonava quasi in sordina musiche di chiesa.
Dietro ancora, a pochi metri di distanza, la Bandiera Italiana del Comune, portata con orgoglio da un giovane Alfiere in divisa e onorata da due Carabinieri col pennacchio e due Guardie municipali, coi cordoni dorati sull’uniforme, precedeva i piccoli gonfaloni delle Contrade paesane, coi vecchietti veterani di tutte le guerre intorno, impettiti, fazzolettone al collo e con la berretta ben calcata in testa.
E quindi dieci Facchini in tunica viola e mantello nero con la statua della Madonna Addolorata col cuore in mano annunciavano a gran voce l’arrivo della santa effigie di San Giuseppe Incoronato, il Patrono. La recavano sulle spalle cinquanta volontari scalzi, in toga bianca stretta in vita da un cordone nero, montata su un pesante catafalco rivestito di fronde e di fiori, sul quale i paesani versavano le loro offerte.
E subito dopo il Santo, una lunga doppia fila di uomini col torace nudo e un flabello nella destra fustigavano a ritmo le proprie spalle, offrendo quel sacrificio cruento ad espiazione dei loro peccati e di quelli della cittadinanza tutta.
A qualche metro di distanza venivano quindi i Notabili del paese in un ordine immutabile negli anni e poi a seguire la moltitudine disordinata di uomini, donne, bambini, tutti salmodianti in ritmo con gli officianti.
Davanti, i religiosi intonavano con voce stentorea la parte iniziale dei canti.
Dietro tutti rispondeva la massa, con un vociare stonato e indistinto, completando il canto.
E la processione avanzava e si fermava e riprendeva ad andare, snodandosi secondo lo schema di sempre e sostando agli incroci delle strade dove i Sacerdoti spruzzavano di qua e di là l’Acqua Benedetta, così che tutti potessero beneficiare della divina protezione e del perdono. Al passaggio della statua del Santo Patrono le donne sugli usci, nerovestite, si inginocchiavano coprendosi la testa e pregando e gli uomini, che non lo facevano per tutto l’anno, si toglievano la berretta segnandosi e gridando “San Giuseppe, aiutaci Tu”.
E dalle finestre delle case, coi davanzali bardati da colorati tappeti e coperte, o bianche lenzuola, si gettavano a manciate gli insareddi, lunghe striscioline di carta multicolore che volevano significare le invocazioni ai Santi per qualche grazia e che facevano nell’aria un turbinio di festosa nevicata primaverile.
Ognuno si sentiva partecipe di quel sacro rito di purificazione generale cittadina che avveniva una volta l’anno e coinvolgeva il paese intero.
Anche i due o tre cani randagi che chiudevano, oggi tollerati, la lunga fila della processione, seguivano gli umani in un rispettoso silenzio.
Avrebbero ottenuto tra poco qualche osso da rosicchiare e forse anche una carezza.
Natale Figura

2 commenti:

salvo ha detto...

Cosa dirti, carissimo Lino, che i tuoi racconti affondano nel cuore come un cucchiao nel miele? Che sintassi e lirica si sposano e si amano? Che altro dire di ogni tuo scritto, sia narrativa che SF che "Western" se non che leggerti è una delizia.
Io sono di parte, è vero, ma ne capisco "un po'" di chi ha talento innato e tecnica da vendere. "Intelligenti pauca"

Natale ha detto...

Quando un racconto nasce dal cuore entra facilmente nel cuore di chi sa leggere.

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.