venerdì 9 settembre 2011

L'INFODUMP, questo sconosciuto:" I corsi di Salvo"

Infodumping, questo sconosciuto
Stefano Conti ha scritto: http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=10007&highlight=
Quando leggo o scrivo un testo che mi sembra “troppo spiegato” in genere trovo due problemi distinti: l'info dumping (sono necessarie tutte le informazioni che ci sono?) e la non coerenza tra ciò che viene detto e il contesto. Nel primo caso la sensazione è che ci sia qualche cosa di troppo, nell’altro è che ci sia troppo poco.
Per superare l’info dumping cerco di pensare che il lettore è più intelligente e immaginifico di come lo immagino io e che quindi ad esempio se dico che c’è una svastica il lettore è già calato nel suo immaginario nazista frutto dei suoi studi, delle sue letture, dei film che ha visto… e quindi se poi parlo di scienziati, non devo stare più a precisare che sono nazisti, perché avrà davanti agli occhi l’immagine di tizi in camice bianco con al braccio una fascia rossa con la svastica e con un marcato accento tedesco, anche se non lo spiego (è solo un esempio). In pratica basta un dettaglio evocativo per rendere superflue tante parole. Questo mi aiuta
a semplificare un po’ il testo.
D’altro canto, se devo spiegare qualche cosa di complesso (come funziona quella musica), la cosa dovrebbe essere motivata da quello che succede al personaggio e non fatta piovere dal cielo. Magari basta inserire la spiegazione in un breve dialogo, o collegarla a pensieri esplicitamente indotti dalla situazione che il protagonista sta vivendo.

Io aggiungo:
«Alla fine basta pochissimo. In un mio racconto, “una grande tavola imbandita” evocherà una sala da ristorante, una cerimonia importante, ma se aggiungo appena la parola “allievi”, allora il lettore si caler in uno studio sul bon ton a tavola. Ecco, evitare l’info dumping non è semplice , ma provarci è essenziale. Dare troppe spiegazioni e magari arzigogolate per spiegare cosa succede o come avviene una reazione chimica, alla fine stanca il lettore che si sentirà preso per il naso o peggio, trattato come un bimbo dell’asilo. Se poi il lettore casualmente è un chimico, chiuderà il libro, offeso di essere trattato come un idiota.
Dovete sempre cercare di considerare un lettore uno che ne sa più di voi di quell’argomento(e spesso è così), mai uno da istruire. I libri, i romanzi, servono a questo. Per il resto ci sono i manuali e le enciclopedie. Il lettore, a volte anche io, di nascosto, se non gli è chiaro un termine, va a cercarselo nella sua brava enciclopedia (di Wikipedia mi fido poco) e scoperto il significato, sembro uno che vada a dire: “Caro scrittore, hai scritto male qui” o” adesso ne so quanto e più di te.
Scrivere così significa inoltre non distrarre il lettore da cose non essenziali. La lettura deve essere una calamita, fin dall’inizio. Guai a distrazioni o voli pindarici con conseguenti cadute “icaree”. Be’ ho esagerato nei termini, ma se qualcuno vorrà aggiornare la sua mitologia…»
Salvo Figura

5 commenti:

Stefano Conti ha detto...

Ciao Salvo, questa me l’ero persa.
Sinceramente (e come se no?) sono un po’ perplesso… da una parte mi sento lusingato e dall’altra imbarazzato. Diciamo che mi avrebbe fatto piacere se mi avessi anticipato la cosa prima di pubblicare questo estratto. E’ vero che è su un forum pubblico, eh… però riportato così, fuori contesto, non so se ha molto senso. Tra l’altro non era mio intento dare lezioni a nessuno e vedere questo estratto nell’ambito di un vero e proprio corso è una cosa che esula dalle mie intenzioni originali. Quindi vorrei evitare di essere frainteso o che magari qualcuno leggendo si dica: - Oibò, e chi è costui che si arroga il diritto di impartire lezioni?
Il passaggio che hai riportato l’ho scritto di getto in un forum, non in un blog, in un ambiente quindi fatto per il dialogo, il confronto fra aspiranti scribacchini, scribacchini veri e propri, aspiranti scrittori e scrittori più o meno affermati. Io, che faccio parte della prima categoria, lì dentro ho solo da imparare e nulla da insegnare. Ed è solo per confrontarmi e per imparare che ho razionalizzato quel pensiero. Letto qui, mi suona un po’ come un’intercettazione telefonica di una conversazione tra dilettanti che si arrabattano per capire come fanno quelli bravi, spacciata per ipse dixit.
Consentimi almeno di rimandare il lettore del tuo blog al contesto originale, che è questo:
http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=10007&highlight=
Con immutata stima,
Stefano

salvo ha detto...

Stefano carissimo,
perdonami per questo "furto con destrezza" a carico del tuo ottimo intervento nel forum.Non avercela a male ma siccome ti considero oltre ad un'ottima penna, una persona di grande garbo e soprattutto di grande preparazione in campo letterario, mi sono permesso di estrapolare quella tua piccola lezione sull'infodump, e farla mia.
Nemmno il mio è un corso "vero" di scrittura, ché non ne avrei titoli nè veridicità. E' solo uno spiegare dei termini e un dire: attenti alle troppe spiegazioni nei vostri racconti.
Non prenderla dunque come una "intercettazione" carpita con dolo, ma piuttosto come un doveroso riconoscimento delle tue capacità di scrittore e di "insegnante" della scrittura creativa.
Spero che mi avrai perdonato, anche perchè i lettori del mio BLOG hanno tutto da guadagnare( e sapessi in quanti me l'hanno detto!) dal tuo intervento.
Spero che vorrai dare adesso il tuo IMPRIMATUR all'articolo e tutte le volte che vorrai intervenire o postare qualcosa, ti sarà senz'altro concesso, senza achiedere permesso. Ti do le chiavi di casa, come per tutti quelli che hanno voglia di scrivere qui.
Salvo

Simonetta Brambilla ha detto...

Perdonami...
Non prendertela...
Spero...
Spero...

Caro Salvo,
dopo una simile gaffe dovresti come minimo inserire il link nel post del blog (perché chi non legge i commenti mai lo vedrà)togliere la tua firma dal fondo e scrivere il suo nome più in grande. :)))))
Simonetta

salvo ha detto...

Simonetta, non me la prendo affatto. Cosa vuoi che faccia? Un monumento a Stefano? Potrei anche, ma mi pare che esagererei.
Il suo nome è in testa all'articolo, non basta? Non ho scritto sua parole spacciandole per mie. Ho scritto testualmente che "Stefano Conti ha detto". Mi pare sufficiente.
La firma in calce è la mia perchè l'articolo è il mio. Ho riportato le sue parole. Ciò che Stefano mi contestava" era quell'immagine da "professore" che gli attribuivo senza che lui se la sentisse addosso. Siccome a mio avviso la merita, eccome, DUNQUE, nessuna gaffe. Per me è stato ed è un onore aver riportato le sue parole. A meno che Stefano non mi imponga di toglierle( e potrebbe), restano là, col suo nome in testa e il mio in calce. la correttezza "giornalistica" c'è tutta. E il linnk lo ha posto Stefano. omunque posso provvedere a inserirlo.
Grazie per il tuo appunto.
Salvo

Simonetta Brambilla ha detto...

Non c'è di che ;)

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.