sabato 24 dicembre 2011

Il Natale della mia Mamma

Non scrivo poesie, ho molta riserva dei miei sentimenti e poetare vuol dire metterli a nudo.
Mi perdonerete perciò per questo omaggio a Lei che passerà il Natale da sola lassù.

Ti osservavo di nascosto quando al mattino
scartavi l'albero sonnacchioso da un anno.
Nessun elfo ti aiutava ma solola tua voce che
cantava appena quel vecchio refrain: "Le gocce cadono
ma che fa... ".
Sfera dopo sfera, fragili come le tue lacrime quando
affannavo coi febbroni dell'inverno,
lo addobbavi; e pigne, e stelle e fate e gnomi,
tutti i figuranti si facevano materia in quella babele di
personaggi e mi immaginavo dentro a quel mondo
a giocare coi cerbiatti, con la neve, con le lune e le stelle di cristallo...
Poi ne cadeva una, si rompeva un po'. Ci restavi male mamma, vero?
Non ti crucciavi, continuavi col refrain, voltavi la sfera verso
il tronco e chiudevi con le luci.
Ora il sipario è sceso. Rifaccio ancora l'albero. Le sfere son le stesse
l'albero è nuovo ma grande come a te piaceva.
Manca il refrain:"Le gocce cadono..." ma non per me, non per te;
per tutti i Natale che verranno.
Dai un bacio al Bambino che verrà stanotte.
Tienilo con te un minuto in più e digli di stare attento
 a non sporcarsi i piedini.
C'è molto fango quaggiù,
"Le gocce cadono... ma nessuno pulisce."

Scusatemi e Buon natale.
Salvo

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BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.