martedì 17 aprile 2012

I CORSI DI SALVO: L'INCIPIT... si mangia?

Uno scrittore che rispetti, chiunque sappia di scrittura, dovrebbe porsi il problema di ceare un buon INCIPIT, che attragga il lettore e prima di lui, dell'editore che gli pubblicherà il romanzo, affinchè lettore ed editore restino attaccati alla sedia come fosse cosparsa di attak.
Cosa farà allora l'editor?
Nessuno pensi che starà lì a leggere tutto il vostro capolavoro, piangendo come un bue (direbbe Tex Willer), ma sbufferà, maledicendo il giorno che è arrivato quel plico al cui interno ha trovato un malloppone di settecento fogli dattiloscritti in corpo dodici interlinea 1,5 Times New Roman, formato A5 formattato.
Non vi illudete; leggerà al massimo le prime due pagine(circa millecinquecento battutespazi inclusi), verificherà che non ci siano errori gramaticali altrimenti il cestino della cartastraccia sarà già con le fauci aperte, e se dovesse esserne convinto, andrà a qualche pagina di centro.
Anche il lettore farà così
Prima di spendere i suoi nove o venti euro, leggerà la quarta di copertina(che però è uno spot del libro e dunque di nessun valore critico.)poi leggerà l'incipit e se a quel punto, non avrete afferrato il lettore per il collo(alla Dario Argento) e non lo avrete soffocato con la bellezza e la magia delle vostre parole, facendogli sentire tutto quello che il personaggio vede e sente, allora avrete fallito perchè il lettore passerà a un altro libro, scritto sicuramente meglio del vostro. Avrete perso così in un sol colpo un editor e un editore e un futuro lettore.
Dunque i consigli:
- Incuriosire il lettore, da subito, senza farlo aspettare. Non avete tempo nè modo per dirgli, ehi amico, io inizio lento; vedrai che tra venti pagine arriva il bello. No quelli vogliono subito il... bello della storia.
- Evitare come la peste bubbonica qualunque errore grammaticale
- Evitare i nomi esotici, i John, le Mary i Teddy, insomma "parla come magni" anche perchè a "fa' l'americano" c'è solo da rimetterci. Siete mai stati in America per almeno sei mesi? E allora cosa ne capite della loro cultura e del loro modo di dire e fare? Direste mai a un americano:" A ogni morte di papa?" Quello vi prenderà per un Alì Agca redivivo e vi denuncerà. Gli americani usano lo stessa metafora con altre parole; dicono infatti: " For a once in a blue moon". E vi siete fregati per la seconda volta.
- Curate bene i personaggi che create.
Lo dico a chi ha figli; mandereste mai vostro figlio a scuola trascurato, sporco, che parla male e coi denti non lavati? Voglio dire che il personaggio, va curato nella descrizione , nel modo di agire e parlare che devono essere consoni al ruolo della vostra creatura. Se è un gentiluomo non può parlare come uno zotico e viceversa. E se un personaggio parla in dialetto, lasciate che sia lui solo, spiccherà e non creerà confusione.

Sono degli ingredienti piccoli, è vero, ma sono il sale della scrittura.Pensateci e imprimeteli nella votra mente.

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BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.