lunedì 16 aprile 2012

Un secondo Sandro Amici in prosa.

                                          

Questi giorni di festa

by Sandro



Cara Anina,
Mi vengono in mente le cose che verrebbero in mente ad un innamorato quindicenne: la tua sveglia la mattina presto, i tuoi capelli ancora da pettinare, il tepore della pelle appena desta e la maniera svelta di fare le cose: tutto a memoria, tutto già sperimentato. Mi viene in mente il mare li, poco distante da te, che con questo vento freddo di ritornato inverno farà sentire di più la sua presenza. E mi vengono in mente i rumori di ferro degli alberi che beccheggiano, quelle ilari campanelle loro malgrado che si sentono quanto nei porti soffia il vento.
Qui la mattina è gelida ma pulita e netta. Si vedono le cose distanti. Tutto spicca nitido e immobile nell’atmosfera tersa. Solo piccole strie nel cielo e il sole è già alto. Ha superato il nocciolo che sta buttando fuori prepotentemente tutte le sue piccole foglie verdi. Non c’è quasi traffico in strada e gli animali, quasi in rispetto del riposo dei loro amici umani se ne stanno zitti alle affacciate di sole, mezzi addormentati.
Ecco: ora ho in mente nitida la tua bocca, quando d’improvviso si fa seria e pensosa. La temo un po’ quella espressione che non è severa: ancor peggio, è delusa. Questo perché con te mai vorrei essere deludente. Tu che doni tutto dovresti avere più di tutto in cambio eppure, pur non ottenendolo, capisci. E io da parte mia capisco da questo che tu mi stai amando veramente.
Mi addolorerebbe, un domani, sapere che queste cose non le hai sapute. Non hai saputo cioè di questa mia devozione, di questo mio agognarti e di questo pensiero costante che ogni giorno mi tiene compagnia. Il ritorno da te: il ritorno alle nostre lunghe chiacchierate, alle nostre risate… che sono solo nostre.

Ti penso sempre intensamente

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