martedì 12 giugno 2012

SANDRO AMICI-In nostro è un placido mare

Il nostro è un placido mare che si sviluppa sotto il cielo nebbioso, quando ancora non è piena stagione estiva. Freddo al mattino, denso d'umido, fa che s'attacchi tutto il salso sulla pelle. E' di colore livido, per nulla invitante: tremula. Vi corrono sulla superficie ondeggianti gabbiani, persi in quelle brume ma decisi nell'andare in alto e in basso e quando sembrano cadere, subito si rialzano e conquistano lo spazio. Dalla terraferma, lontana, si alzano nubi di calore scuro. Sciacquano sotto lo scafo le spume dell'immobilità che si fende, s'allarga e poi di nuovo sparisce, si dilegua. Il navigare nel nostro mare, all'alba, è un andare tranquillo, appena rotto da un cigolare di sagole contorte. Ci fanno compagnia altre imbarcazioni, più piccole e più grandi della nostra. Ma sono tanto distanti da apparire immobili, come lo sbuffo bianco di Stromboli e le sue sparute case bianche sopra le scoscese nerocemento. Nessuno fa caso a questo mare; questo suadente e rasato velo, annodato di tanto in tanto da minimi gorghi come un tappeto fatto a mano. Immenso mare, insondabile mare davanti al quale ci amammo e ci prendemmo e ci lasciammo più e più volte e c'era la Luna, la giovinezza e nessun senso del disastro, del poi, del più mai. Questo era il mare di quando fuggimmo colpiti dalla furia del temporale e avevamo una macchina forata sul tetto e fradici ci baciammo per tenerci al caldo. Questo era il mare della giovinezza. Il mare della eternità ora che siamo avanti con gli anni e ci pare così distante il tempo delle spensieratezze. Il mare: eternamente giovane ed in eterno vecchio. E il tuo sorriso fatto tramonto che sta là, sulla riva ad aspettare.

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