venerdì 24 agosto 2012

Miss Ghiacciolo - 2° parte. Monica Valentini

Così, quel giorno avevo organizzato l’uscita culturale per far colpo su miss Ghiacciolo. Avevo studiato tutto nei particolari, andandomi persino a ripassare lezioni di storia di cui non ricordavo nulla per dimostrare un minimo di cultura, sotto lo sguardo annichilito del mio amico. -Tu sei scemo.- continuava a ripetermi. -Se essere innamorati è sinonimo di scemenza, concesso.- rispondevo. Insomma, quel giorno ci incontrammo al Colosseo e, dopo i saluti, Giulia si incamminò lungo i Fori Imperiali chiacchierando con la sua amica. Dopo un po’, provai un timido approccio prendendo spunto dalle tavole che mostravano l’espandersi dell’impero romano, dicendo: -Certo che una volta Roma era veramente immensa.- Come risposta ricevetti un semplice assenso con il capo da miss Ghiacciolo, mentre Alessia cinguettava: -E ora dove andiamo? A me camminare senza meta non va.- Alla faccia della mia constatazione storica! L’unico riscontro era stato il disappunto della svampita tutta make up e tacchi a spillo. Ma io mi domando: come ti viene in mente di andare in giro per Roma, che al posto dell’asfalto fa sfoggio dei suoi sampietrini, con i tacchi alti? Questo dà la giusta misura dell’intelligenza della persona. E a quel punto, quasi incredulo, notai un velo di rossore sulle gote di Giulia, come se pure lei disapprovasse l’amica. Be’, era un passo avanti notevole, per come la vedevo io. Significava che il mio riferimento alla Roma imperiale non era passato inosservato! Così, spinto dall’entusiasmo, spiegai che l’intento era di giungere al Campidoglio e girovagare per il Portico di Ottavia. E, se proprio ci andava, raggiungere la Bocca della Verità che non era troppo distante. Apriti cielo! Non l’avessi mai detto! -E visto che ci siamo, possiamo anche arrivare a Porta Portese, no?- fu il commento sarcastico dell’amica. -Aho, ma lo vuoi capire che non posso camminare con questi tacchi?- Fortuna per me che alla fine intervenne Mattia a spiegare che non eravamo costretti a fare un giro così lungo, bensì limitarci a dove eravamo e goderci gli ultimi raggi di sole. E così abbiamo fatto, seduti all’ombra del Colosseo, a guardare i turisti passeggiare con le loro macchinette fotografiche a tracolla. Ed io che mi ero persino preparato la lezione di storia! Tuttavia, non tutti i mali vengono per nuocere e in quell’occasione riuscii a scambiare due parole con miss Ghiacciolo. Avevamo iniziato a conoscerci un po’, a tastare il terreno e ricordo che le raccontai dei miei studi scientifici e dei progetti di diventare biologo. Avevo sempre pensato che fosse una strada degna di lode poter dare un contributo alla scienza, ma quando lei mi fissò in cagnesco rimasi senza parole. -Ah, un biologo.- commentò quasi con gelido disprezzo. Giuro che non compresi la sua ostilità e provai a domandare: -Qualcosa non va?- -Prova a chiederlo alle cavie di laboratorio se qualcosa non va.- fu la lapidaria e glaciale risposta che mi piovve sulla testa. Ecco: ero capitato con un’animalista convinta e non servì a nulla provare a farle capire che, in realtà, io non avrei torto un capello, pardon, un pelo alle cavie. Così, quasi per disperazione, accettai con entusiasmo la richiesta di un turista giapponese che chiedeva di fargli una foto ricordo con lo sfondo del Colosseo e dell’arco di Costantino. Scattate un paio di foto alla famigliola sorridente, ricevetti in cambio un profluvio di ringraziamenti corredati da svariati inchini che mi risollevarono il morale. Quando tornai a sedermi accanto a Giulia, cambiai argomento e mi gettai sul leggero: la musica. Di sicuro era un terreno meno astioso. Del resto, noi italiani amiamo la musica nostrana, vantando cantautori ammirati in tutto il mondo, a partire da Zucchero, ed ero certo che su quel terreno ci saremmo capiti e, fortuna volesse, incontrati. Mi consideravo un intenditore di musica pop italiana e straniera e iniziai a parlare del mitico Michael Jackson e dei meravigliosi Queen. Ogni tanto sterzavo su Antonello Venditti, su Mina, su Lucio Battisti che amavo in particolar modo, giusto per scoprire le sue reazioni. E lei annuiva appena, come se quei nomi le scivolassero addosso, senza neppure sfiorarla. A dire il vero, avevo già fantasticato su come si sarebbe svolto il nostro primo appuntamento e tra le varie scene presentatemi dalla mente, avevo optato per una cena a lume di candela, con sottofondo di musica classica e una bellissima rosa rossa in un vaso di cristallo alto e affusolato. Cosa c’è di più romantico e indimenticabile? Così, quando mi accorsi che lei non replicava con entusiasmo ai più famosi nomi del pop internazionale e nostrani, iniziai a sperare che avessimo qualcosa in comune: Mozart, Verdi, Schubert, giusto per citarne alcuni. Passi per il calcio e passi anche per il cibo: almeno la musica ci accomunava. E chissà, magari tra un solfeggio e l’altro, le avrei mostrato quanto fosse bello un dribbling di Falcao. Comunque sia, stavo per spostarmi su questi geni della musica, quando i miei voli pindarici si infransero immediatamente nell’attimo in cui lei commentò: -Rispetto il genere musicale che ami, artisti indiscutibilmente bravi; tuttavia, se proprio ci tieni a parlare di musica, allora discorriamo dei Venom, dei Black Sabbath, degli Iron Maiden o dei nuovissimi Metallica. Questi sì che fanno musica.- Suppongo di essere rimasto a bocca aperta: non sapevo neppure di cosa stesse parlando! Ricordo solo il sorrisetto divertito di Mattia e lei che scrollava le spalle come se si stesse confrontando con un bambino! Ero a terra. Distrutto. Annientato. Quel giorno persi ogni speranza. Dovevo disintossicarmi. Disintossicarmi da lei che era diventata come una droga. Così, per un po’ di tempo, rimasi rintanato a leccarmi le ferite, cercando di capire dove avessi sbagliato. Ma avevo davvero sbagliato? Oppure eravamo incompatibili e basta? Iniziai a ripetermi che ero pazzo e che una come lei non mi meritava. Mi ribadivo anche quanto fosse brutta con quegli occhiali, con quegli occhi neri senza fondo, con quei capelli corvini come le penne di un corvo, con quella sua aria altera e sprezzante, giusto per autoconvincermi che non mi ero perso nulla. E tanto me lo ripetei che alla fine decisi di voltare pagina e ripresi a bazzicare le discoteche, rimpolpando il mio ego affranto a ogni nuova conquista. Il mio fascino non era mutato e questo bastava a rassicurarmi e a rifondermi sicurezza. Ogni tanto rivedevo Mattia, soprattutto nei giardini della Sapienza, e mi rendevo conto di quanto fosse preoccupato per me. Un giorno venne a trovarmi a casa con una scusa e dopo aver chiacchierato un po’ del più e del meno, mi domandò: -Come stai? È da un po’ che sei sfuggente.- -Sto bene. E non sono sfuggente: sto solo sotto esame, devo studiare.- -E da quando studiare per un esame ti ha impedito di uscire e frequentare gli amici?- Mi agitai sulla sedia, infastidito da quell’interrogatorio e stavo per ribattere, quando lui continuò con tono volutamente leggero: -Senti, sabato sera festeggiamo il compleanno di Alessia e sei stato invitato.- Alessia, l’amica svampita di Giulia. Quell’invito mi prese in contropiede, lasciandomi senza parole. L’idea di rivederla mi elettrizzava da una parte, dall’altra mi terrorizzava. Credo di aver fatto una faccia strana, perché Mattia abbozzò un sorriso e continuò: -Sì, capisco che dovrebbe essere Alessia a invitarti, ma non ha il tuo recapito e mi ha pregato di fare da ambasciatore. Giulia mi ha chiesto di te.- aggiunse come se la cosa gli fosse venuta in mente solo in quell’attimo. A quella notizia sogghignai: figuriamoci se miss Ghiacciolo si fosse presa la briga di interessarsi al sottoscritto! Per lei ero alla stregua di un fastidioso moscerino da scacciare quanto prima e non credetti alle parole del mio amico. Pertanto lo ringraziai ma declinai l’invito con tono che non ammetteva repliche. Continuai a trastullarmi con le bellezze conquistate in discoteca, ricercando in ognuna di loro i capelli neri, gli occhi da cerbiatta e... la quarta misura! Be’, era il minimo se volevo consolarmi. Comunque sia, tutte più calorose e disponibili di miss Ghiacciolo e sebbene ballassero su un cubo, erano più arrivabili di lei. Giungemmo così al Natale e Mattia mi telefonò per invitarmi ad andare a piazza Navona per fare i regali, insieme ad Alessia e Giulia. Accettai, pensando di essermi disintossicato a sufficienza e che quella uscita sarebbe stata il mio banco di prova. Fu così che rividi miss Ghiacciolo e la sua amica svampita dopo circa due mesi. Ripensandoci ora, mi domando come facessero ad andare d’accordo: lei fredda e distaccata, Alessia vivace e affettuosa. Ma forse è proprio vero che i poli opposti si attraggono. E allora perché a noi non era successo? Eravamo anche noi agli antipodi, ci saremmo dovuti attrarre, invece lei rimaneva sempre sulle sue, rigida come il marmo. Così rimasi anch’io di granito e mi imposi di concentrare la mia attenzione alle bancarelle che popolavano la piazza, cercando un regalo per i miei genitori e per gli amici più stretti. Ad un certo punto, tra un Babbo Natale e un venditore di palloncini, mi accorsi che Giulia era affascinata dai pittori che mostravano con orgoglio disegni e caricature. -Ti piacerebbe farti fare il ritratto?- Mi impietrii. Ero proprio io che avevo parlato? Io che mi ero imposto di ignorarla? Io che credevo di essermi disintossicato? Accidenti a Cupido e ai suoi dardi! -Perché no?- rispose lei cogliendomi di sorpresa. -Ce lo facciamo insieme?- Quella proposta per poco non mi fece prendere un infarto e per un lungo attimo rimasi ulteriormente paralizzato, credendo di aver udito male. Un ritratto insieme a lei? Stavo sognando o miss Ghiacciolo si era sciolta con l’arrivo del freddo? Ricordo che sentii una gomitata nel fianco assestatami dal mio amico, la quale mi svegliò dall’intontimento, e con un sorriso forzato accettai. -Andate voi, a me non interessa.- commentò Alessia continuando a guardare le bancarelle. La vidi che accalappiava Mattia costringendolo a scortarla in mezzo alla bolgia di persone che affollavano la piazza e solo dopo un po’ mi resi conto che miss Ghiacciolo mi stava fissando. Incredibile! Per la prima volta in tutti quei mesi, mi stava prestando attenzione! Avrei dovuto esserne felice e in realtà lo ero, ma avevo le gambe di gelatina e quasi temevo di muovermi. -Quello lì va bene?- domandò ammiccando. Annuii senza neppure guardare, fidandomi ciecamente di lei e in silenzio ci avvicinammo al ritrattista. Attendemmo che terminasse un cliente e nel frattempo studiai i disegni esposti, molti dei quali ritraevano attori famosi e ammisi che era bravo. Doveva esserlo per forza, giacché si faceva pagare una fortuna per un disegno! Ma quello era il minore dei mali: pur di rompere il ghiaccio con Giulia, ero pronto a tutto. E lì mi resi conto, ahimè, che non mi ero disintossicato affatto. Provai a chiederle come avesse trascorso quei mesi, giusto per spezzare il tempo dell’attesa e lei spiegò che aveva studiato per un concorso e che lo aveva vinto. Era in procinto di essere chiamata per iniziare a lavorare all’interno di un museo. -Immagino tu sia felice.- commentai. -Molto.- -E gli studi?- -Continuerò a tempo perso.- -E quale museo è?- -Castel S. Angelo.- -Ah! Uno da poco, eh?- scherzai. Mi fissò con quegli occhi neri come la pece e inconsciamente deglutii: avevo sbagliato di nuovo? Abbozzai un sorriso, continuando: -Nel senso che è un museo famoso...- -Avevo recepito l’ironia.- commentò lapidaria. -E tu? Hai già fatto fuori le cavie per i tuoi esperimenti?- -No, io non...- Inspirai a fondo, pensando che non avrebbe mai capito e misi le mani nelle tasche del giubbotto, girandomi a guardare la folla variopinta più delle bancarelle. Le avevo già spiegato che in realtà io non facevo simili esperimenti e non avevo nessuna voglia di ripetermi con chi non voleva ascoltare. Ricordo che rimanemmo in silenzio per un po’, fin quando mi accorsi che miss Ghiacciolo si stava mordendo il labbro inferiore, come a voler ammettere di essere stata troppo scorbutica. Mi ero forse sbagliato sul suo conto? Che la sua freddezza in realtà nascondesse una timidezza atavica? Allora mi rianimai e alzando un braccio mostrai la piazza, esordendo: -Ci pensi? In questo momento ci troviamo su un pezzo della storia di Roma. Questa piazza la costruirono i Pamphili in pieno barocco, per mostrare la loro grandezza verso i Farnese e i Barberini.- Mi sentii orgoglioso di quello che ricordavo sulla storia della piazza e stavo per aggiungere altre informazioni riguardanti le fontane, quando lei mi prevenne: -Vero che i Pamphili volessero rivaleggiare con le altre casate, però non la costruirono loro, bensì un imperatore romano, Domiziano. Questo era lo stadio di Domiziano.- -Ah... Sì, certo...- balbettai pensando che avrei fatto miglior figura a stare zitto. .....

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