giovedì 28 aprile 2016

NUOVE e più potenti Pillole di Salvo: Caravaggio

Le Pillole di Salvo: 

Le Sette opere di Misericordia (1606 - 1607)
Finita la Peste nera Inizia un nuovo ciclo di articoli.
Questa volta sarà tempo di Medicina nell'arte e nelle scienze. Liberamente tratti dagli ottimi scritti di Sterpellone, grande Clinico italiano, vi proporrò una serie di articoli sulle malattie vere o probabili che hanno afflitto grandi personaggi della storia italiana e mondiale.
Inizieremo con uno dei più grandi geni della pittura: Michelangelo Merisi, detto Il Caravaggio.
Estro, genio e follia, hanno caratterizzato tutta la sua vita, sino alla sua morte. Probabilmente afflitto da una sorta di "psicosi violenta", seppe dare alla pittura una innovazione della luce e degli scorci prospettici. Ma la sua malattia non avvenne d'emblèe fu probabbilmente provocata da...
be' lo scoprirete leggendo questo articolo.
Buona lettura.





“Il mio illustre paziente: Caravaggio.”

Storia impossibile di una diagnosi probabile.





Giuditta e Oloferne (olio su tela 1599)





Quando la sera del 17 Luglio 1610 venni chiamato al capezzale di Michelangelo Merisi, mi trovai di fronte un uomo corroso ormai da una malattia che gli aveva logorato il fisico e il sistema nervoso: la malaria.
Era pallido come un cencio, il corpo squassato dai brividi violenti delle febbri ricorrenti, gli occhi iniettati di sangue ma ancora vivi di quella luce e quella furia che, l’una, aveva sempre negato ai suoi dipinti e la seconda regalato ad essi come anima interna. Capii che non gli restava molto ormai e volli perciò farmi narrare dalla sua flebile voce dei suoi trent’anni trascorsi tra liti, onori e prigioni. 

L’avevano chiamato  “il folle”, “il pittore maledetto” e circa quattrocento anni dopo verrà detto essere affetto da “psicopatia esplosiva”. Malattia caratterizzata da sproporzione tra stimolo e risposta, con prevalenza alle pulsioni istintive.

Potrebbe darsi che sia una diagnosi corretta, ma solo per le prime fasi della sua esistenza; magari fino all’omicidio di Ranuccio Tomassoni, durante un’accesa partita di pallacorda, in Campo Marzio, nel 1606. Ma anch’egli da quella rissa uscì malconcio e a nulla valsero le sue parole: “Io me so ferito co la mia spada, che so cascato pe queste strade, et non so dove sia stato né v’è stato nessuno…” per evitargli una condanna capitale in contumacia. Il Notaio De’ Malefizi lo costringe infatti a fuggire da Roma. Fugge dapprima a Zagarolo, poi a Napoli, dove dipinge la Negazione di San Pietro e infine approda a Malta dove, sotto la protezione di Alof de Wignacourt,  GranMaestro  dell’ordine dei Cavalieri, esegue la celeberrima Decollazione del Battista, nella quale usò ogni potere del suo pennello, e lavorò con tanta fierezza che lasciò in mezze tinte l’imprimitura della tela. Il Merisi continuò nel suo racconto, narrandomi degli onori e dei soldi a profusione che ricevette per questi suoi lavori. Tanto che nel 1608 ricevette l’onorificenza di Cavaliere di Grazia dell’Ordine di Malta.

Maddalena penitente (olio su tela 1594-1595)
Con voce flebile mi narrò anche  dei suoi undici anni, età in cui, garzone nella bottega di Simone Peterzano, è costretto a fuggire a Roma perché sospettato della morte di un suo compagno.

E pare che qui contragga la malaria, conseguenza, anche di una vita così stentata che Monsignor Pandolfo Pucci l’insalata li serviva per antipasto.

Ma non dura molto per fortuna; il suo genio ben presto prende il sopravvento, il Caravaggio viene conosciuto e onori e soldi arriveranno a profusione. Continua però nella sua vita sregolata, tra prostitute e taverne, dove trova i suoi personaggi che dipinge sempre entro l’aria bruna d’una camera rinchiusa, pigliando un lume alto che scendeva a piombo sulla parte principale del modello, lasciando il rimanente in ombra a fine di recar forza con vehemenza di chiaro e di scuro. Continuò il racconto Merisi, ed io prendevo appunti, dicendomi ch’era un misto lavorando un paio di settimane e poi a spasso per uno o due mesi, con lo spadone al fianco e un paggio dietro. Ma nei tempi di magra, anziché il paggio, aveva un grosso cane nero:

Davide con la testa di Golia (olio su tela 1607)
Ma non disdegnava di continuare a far baruffe e liti cosicché è pericoloso aver a che fare con lui.

Qualche psichiatra dei primi del novecento avrebbe visto in lui anche atteggiamenti sado-masochiostici, messi in rapporto con le scene di grande violenza da lui dipinte; teste e arti mozzati,sangue profuso. Si ricordi però la Roma di quei tempi in cui in un solo anno Papa Sisto V fece esporre a Sant’Angelo più teste mozzate di banditi, che cocomeri al mercato.

Eppure accanto a tanta violenza, lui seppe dipingere dolci bambini dormienti, Madonne chine sul figlio, motivi musicali. Ecco allora che nel’ Pittore tenebroso’ si evidenzia una grande ricchezza di sentimenti.


La malattia malarica però scava dentro di lui e lo conduce a scatti d’ira profonda che lo portano di processo in processo fino alla fuga a Malta, al rientro a Siracusa, dove dipinge la splendida Morte di Santa Lucia.

Spera, Merisi di far rientro a Roma, nonostante la condanna capitale… e adesso, 18 Luglio, sono al suo capezzale. Mi soffia le ultime parole; un messo mi annuncia che la condanna è stata revocata per Grazia di Sua Santità fattali dal bando capitale che aveva. Ma il mio paziente illustre non l’ascolta: è appena spirato. Aveva 37 anni; la malaria, una vita sregolata, gli esiti delle numerose ferite conseguenti alle sue feroci liti avevano ucciso un genio irripetibile della pittura.



Biografia tratta e liberamente adattata da "Illustri pazienti" di Sterpellone. Delfino editore.

Alcuni passi tratti dal Ballori, biografo personale di Caravaggio 
   

3 commenti:

Danila Oppio ha detto...

Una bella idea, quella di affiancare ad un personaggio artistico, storico e altro, ho letto molto volentieri questo pezzo, unica cosa, preferirei che fosse scritto nero su bianco, perché le scritte bianche su colore affaticano la vista. Ma è un appunto tecnico, il testo è molto interessante.
Dani

salvo figura ha detto...

Grazie Danila., per il gradimento. Per la scrittura ne parlerò al mio amico fraterno Alessandro Ruoso curatore della parte grafica per vedere se si può ovviare.
Salvo

Danila Oppio ha detto...

Ringrazio te e il tuo amico Alessandro, perché ora la lettura diventa più facile. Perfetto!
Danil

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.