venerdì 22 aprile 2016

QUARTA PILLOLA di Salvo: La fine dei tormenti

La Peste nera finisce!


Con essa finiscono i lutti, almeno quelli da malattie, perché, non sazio di tormenti e orrori, l'uomo continuerà nelle guerre, sotto tutte le bandiere e tutti i simboli.
La Peste nera abbandona l'Europa lasciando dietro di sé una scia di quasi trenta milioni di morti e qualche studioso giunge ad azzardare cifre anche più alte.
Ma non è un addio, è solo un arrivederci. A ondate successive, tornerà ad esigere tributi di sofferenze.
E' anche vero che malattie esantematiche simili, verranno confuse con la peste(il tifo petecchiale ad esempio) ed è vero pure che forme di tale violenza non si ripeteranno, ma è pur vero che lo stato di prostrazione in cui versò l'uomo europeo per anni, dopo la tragedia, sarà davvero commiserando.
Gli infettivologi moderni si chiedono ancora se quel batterio fosse simile all'attuale e molti ritengono sia mutato in una forma meno aggressiva. Ma son tutte teorie, non potendo disporre di una campionatura di quello di allora che pare fosse imparentato con un mycobatterio della tubercolosi. Da qui la forma polmonare così violenta.
Ma vi lascio alla storia, ringraziando tutti i lettori che hanno avuto la bontà e la pazienza di seguirmi in queste quattro puntate: oltre 2000, a leggere i numeri del contatore, e non son pochi.
Vi prometto nuovi e interessanti argomenti che vi incolleranno a questi miei fogli.
Grazie ancora.
Salvo


Le Pillole di Salvo: “Mamma la Peste… Nera”

Quarta e ultima puntata


Infine, come Dio, o come Provvidenza volle(per dirla alla Manzoni), l’epidemia cessò.
Quasi improvvisa, così com’era apparsa. Dopo circa vent’anni di lacrime e morti a milioni, si esaurì quella furia devastatrice.
I sopravvissuti cominciarono a contare i cadaveri e solo allora si resero conto dell’ecatombe, del genocidio che miasmi e soffi pestiferi avevano causato in tutto il mondo allora conosciuto.
Si calcola che i morti dovettero superare i venti milioni in tutta l’Europa. E come diremmo oggi, dopo di allora, nulla fu più come prima.
L’uomo medievale, per dirla alla Le Goffe, iniziò a prendere coscienza di molti nuovi fattori fino ad allora sconosciuti. Non c’erano più soltanto le punizioni divine a reggere le sorti del mondo, ma nuove entità che non riusciva ancora a spiegarsi, che erano causa di malattie e “malessere” in un mondo che si affacciava dalla barbarie alla civiltà.
È vero che i medici dell’epoca non figurarono bene in questo disastro e che molti di loro abbandonarono la nave che affondava per primi, ma quei pochi che rimasero, e quei molti che morirono eroicamente o solamente per aver fatto il loro dovere, iniziarono ad avere delle piccole intuizioni di cui avrebbero fatto tesoro le generazioni successive; perché le epidemie di Peste o di tifo petecchiale, spesso confuso con la Peste, tornarono a ondate nel corso dei secoli successivi.
L’intuizione più valida fu quella dell’isolamento del malato. Era frutto di osservazioni effettuate in occasioni precedenti, in cui malattie sconosciute avevano mietuto moltissime vittime. Molte meno dell’epidemia del 1348, ma tuttavia abbastanza gravi da far capire che isolare coloro che vi erano affetti, poteva circoscrivere la diffusione della malattia.


Non si dimentichi mai che l’avvento del microscopio richiederà almeno quattrocento anni e che la sventurata persecuzione di Galileo, da parte della Chiesa, ritardò di oltre tre secoli l’avvento della scienza moderna, rinchiudendo nel ghetto, teorie che andavano contro alcuni principi religiosi considerati inoppugnabili e infrangibili.
Tuttavia l’uso di sostanze aromatiche, bruciate o integre, in qualche modo, teneva lontano pulci e ratti e, pur senza conoscerne il motivo, allontanava il rischio del contagio.
Anzi, i princìpi terapeutici e profilattici dei medici italiani, fecero scuola così i Consigli e i Regimi contro la peste, diventarono dei manuali adottati in tutta l’Europa.
Da quelli di Dionisio Colle che prescriveva fiori di pesco, centaurea minor, licopodio, euforbia e zucchero, a quelli dei medici di campagna, col latte di capra in cui venisse fatto macerare il sambuco insieme all’euforbia.

Le bacche di alloro, larice, pini e abeti, citati dal Boccaccio erano altre piante aromatiche che, a loro dire tenevano lontane la peste. In realtà allontanavano topi e pulci, veri responsabili del diffondersi della malattia, ma nulla potevano contro il contagio da uomo a uomo.

È vero che vi furono arricchimenti facili da parte di notai, ecclesiastici, medici, ciarlatani. Ed era legge di mercato che l’assottigliarsi della popolazione e dunque della manodopera provocasse un vertiginoso aumento dei salari, ma il parallelo aumento del costo della vita, annullò ben presto il vantaggio di pochi.
Anche il pensiero della gente iniziò a mutare, come dicevo prima, perché l’incertezza del domani, provocata da una catastrofe così immane, indusse molti a non preoccuparsi più di investire i loro averi in attività fruttifere per sé o per i figli, ma a
sperperare il patrimonio in lussi e vanità, senza ritorno. Il soddisfacimento del proprio piacere o del proprio interesse pervase molti; non tutti per fortuna. E da quell’immane catastrofe, così come succederà nell’Europa dopo la prima guerra mondiale, ne nascerà una nuova, più responsabile(almeno all’inizio).
La ricostruzione  dunque, non fu solo materiale, perché iniziarono ad affinarsi il pensiero e l’arte, sulla spinta del rinnovamento del lavoro. I costi esosi della manodopera fecero industriare le persone, così che ci si inventò la meccanizzazione del lavoro. È in quest’epoca che nascerà la stampa  di Gutenberg, le armi da fuoco si perfezionarono, e molte altre attività subirono delle trasformazioni profonde.
L’Uomo iniziò a diventare il centro dell’Universo, dopo che la Chiesa aveva perduto, per gli arricchimenti e la fellonia di molti suoi rappresentanti, tutto il suo carisma e il suo potere. E il concetto di soprannaturale cambiò, perché si iniziò a ragionare in termini non più di punizione divina ma di danno dell’uomo, pur non avendo ancora chiaro quale fosse l’agente patogeno di tanti lutti. Alcuni scienziati intuirono nei " Seminaria prima" invisibili agenti patogeni (erano le prime intuizioni dei batteri). Il siciliano Ingrassia divenuto famoso in tutta Europa, ne parlò e ne trattò insieme con Fracastoro, ma non riuscì ad andare più in là. Due miei racconti "La terra, il cielo e il costato" e il suo sequel, "La pulce e il cappio"(Delos digital edit.), trattano dell'argomento in maniera romanzata ma vera. Fanno parte di due History crime di buon successo di critica.
La tecnica dell'epoca non lo permetteva e specilla artigianali, occhiali e microscopi, non avevano la risoluzione ideale per l'infinitamente piccolo. Solo per l'infinitamente lontano, ma occorrerà attendere Galileo e il suo tubbo rudimentale. Roba da bancarella cinese odierna. Eppure fece scuola e scoprì cose impossibili nell'Universo.
Arti e mestieri rifiorirono e l’Europa, ma soprattutto l’Italia, iniziarono ad avviarsi verso gli splendori del Rinascimento e dell’Umanesimo.
Eppure, quanti morti, quante morti si sarebbero potute evitare? Ci furono giovani medici che ebbero intuizioni geniali, ma non occorre dimenticare che la "Cattolicissima Spagna" dettava legge in Europa e ogni trasgressione ai  "santi" dettami era un'eresia. Sarebbe bastata un "pizzico di terra di forra, dove fossero attecchite le muffe e i sedimenti di alcuni funghi" come faccio dire al mio personaggio storico di fantasia, Luigi Filisti, che la peste la si sarebbe sconfitta sul nascere: Avrebbero "scoperto" la Streptomicina ante litteram.
Invece l'ottusità del Potere costituito, come sempre, andò, anche stavolta, a danno dei disgraziati e dei poveri.
Per "fortuna" certe malattie non fanno distinzione di censo, di casta né di ricchezza e così morirono insieme Re, Papi, cardinali, preti, poveri disgraziati, donne, bambini, medici, briganti, ladri, notai e onestuomini.
Per una volta la Storia pareggiava i conti con se stessa.
Fine

1 commento:

salvo figura ha detto...

Mi scuso con i lettori perchP l'articolo quarto sulla petse, conteneva dei refusi, dovuti all'inserimento delle foto.
Adesso su suggerimento di una lettrice molto attenta, Danila Oppio, che ringrazio di cuore, è tutto corretto.
Mi scuso ancora e vi auguro buona lettura.
Salvo

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.