mercoledì 4 maggio 2016

Il clarinetto che pianse sullo spartito

ABBIAMO LASCIATO un genio della musica cosiddetta "Classica" e vi propongo un nuovo genio della Musica jazz! 
Un tipo di musica che si affermò molto presto nelle strade e poi nelle sale degli Stati Uniti e che grazie a geni come quello che vi presento oggi, invase prestissimo il mondo con milioni di esecutori, fans, estimatori.
Vi parlo di Gerorge Gershwin, una icona diquesto genere musicale.
Leggete e godete quella che fu, purtroppo, la sua breve ma intensa vita.


Le Pillole di Salvo: “Dalla tela al pentagramma”: George Gershwin.

Personaggi Illustri.

Benché fosse luglio inoltrato, migliaia di brividi gelati iniziarono a risalire per la schiena come fossero dita che eseguivano le scale su un enorme pianoforte.
Oltre tremila fedeli e amici assistettero alle esequie di uno dei più grandi compositori americani. L’uomo che portò il jazz dalle strade e dai quartieri degradati di New York, fin nelle sale di registrazione e negli Auditorium più prestigiosi di mezza Europa e America, pur mantenendo l’anima popolare di quella musica. L’uomo che amava dire: “Il jazz è musica composta con le stesse note usate da Bach ed è un’espressione folkloristica americana.” L’uomo che mise in mano  ai più grandi e bravi esecutori note e suoni che davano emozioni e brividi: George Gershwin.
Figlio di ebrei russi, in America cambiò il suo nome da Jacob Gershvin, in George Gershwin e acquistò l’immortalità con tale nome.
Le note che fecero mescolare lacrime e pioggia( rain and tears) di quel 15 luglio 1937 a Washington erano quelle del lamentoso clarinetto iniziale di Rapsodie in blue.
Cos’aveva determinato una fine così precoce di quell’uomo tutto sommato ‘salutista’? Praticava sport a buon livello: box, lotta, hockey, tennis. Si nutriva con farina d’avena, biscotti, toast, macedonia.
Nato nel 1896 a Brooklyn, aveva trascorso la sua infanzia in strada. E la “strada” lo aveva formato, nel bene e nel male, come migliaia di americani. Era l’America "ruggente" degli uomini d’affari, dei self made man, dei gangster.
Carattere infaticabile, veniva chiamato la dinamo umana, arrivò prestissimo al successo con brani come: When you want Em you can’t get Em e The making of a girl. Ad onta delle pessime lezioni di musica ricevute da un certo Goldfarb alla "modica" cifra di un dollaro e cinquanta l’ora.
L’apoteosi però la raggiunse con Rapsodie in blue.
Appena Paul Withman, il re del jazz, l’ascoltò, decise di portarla all’Aeolian hall di New York e così raccontò dopo quella serata indimenticabile: “Già alla prima lamentosa voce del clarinetto, alle primissime battute… io cominciai a piangere… e mi accorsi dopo che quasi in trance avevamo eseguito le prime undici pagine.” Ora il jazz, vincolato a Tin Pan Street, diventa da musica da strada, musica nobile.
Nel 1936, la svolta della sua salute; iniziarono delle cefalee violentissime, delle allucinazioni olfattive(sentiva puzza di gomma bruciata). I medici di allora diagnosticarono “stress da superlavoro, misto a gastrite di cui soffriva da anni”. Riposo e cure giovarono a poco se nei primi del 1937 durante le prove per un imminente concerto, ebbe uno svenimento. Si riprese subito, ma nel luglio dello stesso anno si ripeté. L’uomo che nel 1928 aveva incantato in Europa, calibri come Ravel e Stravinsky e che aveva composto Un americano a Parigi, soffriva.
Il 10 luglio del ’37 un’ultima crisi, stavolta gravissima. Una Rx del cranio evidenzia un ascesso del lobo parietale destro sotto a cui si annida una grossa cisti. Occorre contattare il miglior neurochirurgo d’America: Walter E.Danby.
Il medico disgraziatamente si trovava sull’altra sponda degli Stati Uniti, a pesca col Governatore del Maryland. Si mette in moto immediatamente la macchina della ricerca. Interessato in prima persona, il Presidente F.Delano Roosvelt ordina a due torpediniere di localizzare il panfilo del Governatore per trasportare il medico nel New Jersey da dove un aereo lo avrebbe condotto a Hollywood. Ma non c’è tempo, le condizioni di Gershwin si aggravano di minuto in minuto. Il dottor Danby, informato, ordina che il musicista venga operato immediatamente. Viene interessato il dottor Rand che però teme di operare da solo un personaggio così famoso e chiede di essere assistito dal dottor Danby. L’esercito organizza un ponte radio: Il dottor Rand opererà in… radio conferenza! Oggi si direbbe in videoconferenza.
Appena aperto il cranio però il neurochirurgo si trova davanti a un quadro devastante: sotto all’ascesso parietale, in zona temporale, una grossa massa tumorale comprime un’estesa porzione di encefalo determinandone una sofferenza acuta. Rand informa il collega Danby. Non c’è altro da fare. I due medici collegialmente decidono che la massa va estirpata o Gershwin non avrà alcuna chanche.
Rand esegue ma insieme alla massa è costretto ad asportare una discreta porzione di encefalo. Per il musicista è la fine. Morirà l’indomani senza aver mai ripreso conoscenza. Una leggenda metropolitana, vorrebbe che le sue ultime parole fossero dedicate a Fred Astaire.
Operazione riuscita tecnicamente ma paziente… morto!

Non so oggi come sarebbe andata. La neurochirurgia (NCH) ha compiuto dei grossi passi avanti, seppur meno di altre branche. Sarebbe sopravvissuto? Forse, ma a quale prezzo? Quello di avere un paziente in coma vegetativo? Un “tronco che mangia e beve” senza nessuna scintilla di luce nel cervello, un cervello dalla creatività straordinaria come la sua?
Preferiamo, forse, ascoltare quel malinconico clarinetto che tanti brividi provocò allora, e milioni di altri provoca ancora.
Vinse la musica; la NCH fu sconfitta, sia pure con l’onore delle armi.
Tra i nomi più famosi, nel tempio ebraico Emanu-El di New York, lo piangeranno: Al Jolson, Eva Gauthier, Igor Stravinsky, Fred Astaire, Paul Whitman.
  Ecco l'articolo che descrive il caso clinico del grande compositore:
Abstract George Gershwin, the famous American composer,
died in 1937 of a temporal lobe glioma. An emergency surgery
was performed by R. Nafziger and W. E. Dandy. The
case of George Gershwin indicates the beginning of a new era
in music history as well as in the history of neurosurgery



 

Salvo Figura
 

3 commenti:

Danila Oppio ha detto...

Di questi fatti, ne ero totalmente all'oscuro. Mai avrei pensato che il compositore fosse affetto da tumore cerebrale. Dobbiamo essergli grati per quanto ci ha lasciato, in così breve tempo. Grazie Salvo per questo interessante articolo
Danila

salvo figura ha detto...

Grazie a te Danila. Si parlò di ascesso cerebrale ma pare invece come risulta dall'articolo della "Surgery" che fosse un glioma poi ascessualizzato.
"Glioma", un nome che sembra dolce, come "mieloma" e invece è velenoso, subdolo e destabilizzante. Hai letto come "strapazzò" quel pover'uomo?
Per fortuna finì presto di soffrire e ci ha lasciato un'eredità incommensurabile, di note che piangono, ridono, sognano, sul pentagramma, nell'aria e nel cervello. Quel cervello che invece lo portò a morte.

Danila Oppio ha detto...

E' vero! Ho letto tutto quanto, e oggi forse con TAC, color-eco-doppler, e quant'altro, si possono diagnosticare per tempo i tumori al cervello, e sono operabili, per fortuna! Ma se diventano enormi, come nel caso di Gershwin, anche oggi temo che non siano risolvibili.
Ma certo ne sai molto meglio in merito tu, come medico!
Dani

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.