lunedì 2 maggio 2016

"L'AMORE AL TEMPO DELLA TISI": La fine

Abbiamo lasciato il nostro genio della musica, 
ALLE PRESE CON UN "SERIAL KILLER": Il bacillo della tubercolosi cavernosa. La forma più letale e contagiosa della TBC. Anni dopo il dottor Koch lo individuerà ma accorreranno decenni per trovare il "proiettile d'oro" che potrà ucciderlo.
Nel fratttempo la TBC e i pregiudizi corroderanno Chopin e tutti coloro che gli staranno accanto, compresi i grandi amori del musicista.
Ecco le pagine finali della sua strabiliante vita che si spegnerà sul pentagramma dei suoi impareggiabili notturni: 
https://www.youtube.com/watch?v=i3eQ6kFyfFA





Le Pillole di Salvo: “L’amore al tempo della tisi”

Seconda parte.


Risalendo all’infanzia del grande Chopin, scopriamo che, terzo di tre fratelli, contrasse sicuramente la TBC dalla sorellina Emilka, nata dopo di lui.
Di costituzione fragile ed esile, risentiva con facilità delle alterazioni del clima, andando incontro a frequenti episodi di bronchite. Ma è la TBC che inizia a minarne la salute. Cerca conforto nelle “terme”, con qualche beneficio e in medici e imbonitori, tra cui il dottor Malfatti, principale responsabile delle terapie più disastrose, nonostante il professionista fosse molto in vista essendo stato il medico personale di Beethoven.
Il 1831 è l’anno d’oro del grande musicista, perché, a Parigi, dove si trova, convergono i più bei nomi delle arti. Berlioz, Bellini, Listz, Mendelson Hugo, Balzac, tutti grandissimi nomi attratti dalla capitale più bella d’Europa. E Chopin, per il suo modo etereo di suonare, per la vivacità delle sue improvvisazioni, per la genialità delle sue composizioni, conquista il bel mondo parigino. È ricercato da editori e direttori di teatri, ma lui è malato e non riesce a soddisfare il grande numero di richieste ricevute. Tra alti e bassi della salute, tra sanguisughe applicate al collo, cerotti vescicatori, cura delle acque, conosce Maria Wodzienski. Sembra il grande amore della sua vita, ma la tisi mette in guardia la donna e soprattutto la famiglia di lei, così che il rapporto si rompe definitivamente.
Nella primavera del '48, a Londra, conosce Charles Dickens e terrà concerti anche per la Regina Vittoria.
Ha bisogno di soldi per le sue costosissime cure (più i dottori che le cure in sé!) e cerca di aumentare il numero di concerti che tiene. La sua salute però si aggrava sempre di più. È oramai debolissimo. I continui salassi lo hanno debilitato. L’anemia aggrava l’ipossia. Iniziano a seguirlo anche due medici omeopati; i dottori Mallan e Lyszcynski e il dottor Sir James Clark, medico personale della Regina e luminare nel campo della TBC, ma quest’ultimo non può che dargli “la sua benedizione” e lo invita a tornare al più presto a casa.
Chopin non segue l’indicazione del medico e invece inizia a viaggiare tra Glasgow, Edimburgo e Manchester. A Novembre del '48 torna a Parigi e qui cerca altri medici, e nuove speranze: “Tutti mi tastano, tutti mi palpano, ma nessuno mi sa aiutare.”
Domenica 15 ottobre 1849; attorno al letto di Chopin è un via vai di ‘bella gente’. La sua malattia è divenuta quasi un’attrazione. Le sue condizioni di salute sono disperate. Lo scompenso polmonare ha provocato anche quello cardiaco. Idropisia, dispnea, emottisi, tosse insistente.
Mentre Chopin si avvia alla sua agonia, la contessa Pototka, visibilmente commossa, al piano intona un salmo di Marcello.È quasi la fine. Il dottor Cruveilhier gli avvicina alla bocca la fiamma della candela, poi chiede al musicista se soffre ancora molto: – Non più – e aggiunge in polacco – Matka, moja biedna, Matka (mamma, mia povera mamma!)
Sono le sue ultime parole. Alle 2.30 del 17 ottobre 1849, spira.
Solo pochi, degli oltre cinquanta medici che lo hanno assistito hanno avuto dubbi circa la vera natura del suo male: la TBC di tipo cavernoso.
A quel tempo la malattia colpiva oltre 1/5 della popolazione per cui il contagio era molto facile. Solo nel 1882 Robert Koch individuerà il bacillo responsabile, che da lui prenderà il nome. Un bacillo resistentissimo a ogni tipo di aggressione, acida o basica.
Ricordo che quando la mia professoressa di Microbiologia ci spiegava la natura del bacillo, a un certo punto, formulò una domanda retorica all’uditorio: “Visto che è così resistente, come lo uccidiamo?” E un simpaticissimo collega romano, rispose:A bastonate!(n.d.A.)"
 Nel 1895 Roenghten perfezionò l’indagine radiografica polmonare che permise una diagnosi ancora più accurata. Con tali mezzi la diagnosi sarebbe stata chiara per cui si possono giustificare i dubbi dei medici di allora, o quanto meno potremmo dare loro le attenuanti generiche della "ignoranza medica".
Un così lungo decorso (venti anni) lo si deve al carattere cronico della malattia e anche all’ingente disponibilità finanziaria di cui disponeva il musicista, che gli permise i migliori medici e le migliori cure, diete, terme, posti salubri. E l’amorevole assistenza della sua George Sand.
Deleteri furono invece i salassi, mentre più… salutari, i medici omeopati, non tanto per la bontà delle loro terapie, quanto perché aborrivano le terapie a base di salassi e sanguisughe.
Bisognerà aspettare il 1944 perché Waksman scopra la Streptomicina.
Questo farmaco avrebbe, forse, salvato Chopin e ci avrebbe regalato molti altri anni di bellissima musica.

Salvo Figura



 

3 commenti:

Danila Oppio ha detto...

L'idea di unire l'arte, l'artista, e le malattie che ha subito, quando ancora non esistevano cure appropriate, è meravigliosa. L'unione perfetta tra storia, biografia degli artisti, e medicina, rende ogni articolo di interessante lettura-
grazie Salvo, per quanto scrivi e pubblichi.
Dani

salvo figura ha detto...

Grazie a te Dani, grazie a Gavino che mi ha scritto in privato, grazie a tutti quelli che hanno la pazienza di leggermi.
Io cerco di metterci tutto quello che so( che non è molto, ma quanto basta per ripassare io e trasmettere a voi), merito va anche al Prof. Sterpellone che ha curato la storia della medicina e a tutti i miei maestri di infettivologia, medicina generale e chirurgia dell'Università di Siena che mi hanno formato quando avevo 19 anni. Ne uscii che ne avevo 25 e il resto l'ho imparato sulla mia pelle.
Lo so, qualcuno potrà anche ironizzare o scherzare dicendo:" anche sulla pelle dei malati"!
Sì, anche su quella! Ma sempre con coscienza, fede e onestà; insegnamenti della mia mamma e del mio papà.
Grazie a tutti. Salvo

Anonimo ha detto...


Quello che dici e di cui scrivi, Salvo, serve come esempio di civiltà e di cultura, nonostante tutti i contrari che si basano su proprie melenserie...quelle da cestino per la carta inutile..capito?
Grazi davvero
Gavino

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.