lunedì 9 maggio 2016

PILLOLE... VAGANTI: "Se l'abito non fa il monaco... la Laurea non fa..."



 Cari amici che mi seguite,

ho visto che vi siete stancati di leggere storie di personaggi illustri, colpiti da malattie.

Vi propongo perciò, oggi, delle considerazioni di un professionista, anzi di più professionisti, che hanno dedicato la loro intera esistenza alla Medicina, come ARTE, Missione, regola di vita, Professione.

Quella del medico, si è sempre detto, "è una missione". Ma è sempre stato così? E tutti gli "allievi di Ippocrate" hanno tenuto sempre fede al loro giuramento, o taluni, pochi o molti l'hanno tradito in nome di un altro dio? Il denaro, la fama, il potere?

Non è loro bastato il potere di vita o di morte che ha loro conferito l'indossare un camice bianco davanti a un pezzo di pergamena che parlava di un Rettore Magnifico e di una Università degli studi di... Vattelappesca?

Leggendo questi pesnieri e considerazioni approfondirete il sottile legame che passa tra un buon medico e un fanfarone!

BUONA LETTURA 

 
"Una Pillola vagante": Se non è l’abito che fa il monaco...

 


Nemmeno la laurea fa il medico. Non basta quel “pezzo di carta” per fare un serio professionista; occorrono altre doti, altre qualità, altri valori.
A questo proposito, mi piace riportarvi uno stralcio, sia pur lungo, della conferenza tenutasi a Cagliari il 16/6/1972(sembra che siano passati secoli, eppure era l’altro ieri) in occasione della Festa del neolaureato. Il discorso fu tenuto dal Prof. Sebastiani, Direttore dell’Istituto di Patologia Chirurgica di quell’Ateneo: “Chi è mai questo neolaureato?E’ una figura che sfugge, che a stento si riesce a fissare ed inquadrare. Più facile è parlare allo studente. Gli studenti, pur diversi per volto, preparazione e cultura sono una sola cosa. Hanno tutti gli stessi problemi. Di neo-laureati, invece, ne esistono tanti quanti essi sono e ciascuno ha un suo particolare problema, ciascuno percorre la sua via, ciascuno punta deciso alla sua mèta, ignorando perfino il collega o il compagno che fino a ieri gli sedeva accanto sui banchi dell’Università. La Scuola unisce, la Vita separa… La cosiddetta crisi della laurea è fondamentalmente una crisi di coscienza. Crisi e assestamento, tanto più forte quanto più si è preparati. E nel passaggio dalla teoria alla pratica,cioè fra meditazione astratta sui testi e la ricerca dei sintomi  nella realtà clinica, esiste un divario così grande che è facile smarrirsi o intimorirsi. C’è chi subito si getta nell’agone professionale,c’è chi imbocca la strada della specialistica, chi preferisce ingrandire il proprio bagaglio culturale, chi si rifugia nel «mare magnum» della medicina mutualistica e chi infine non sa quale indirizzo seguire… Io penso che in due tappe della malattia, al suo esordio e alla sua conclusione ultima e irreversibile, voi potrete realizzare quel bagaglio culturale che la preparazione umanistica prima e universitaria poi, vi hanno fornito in tanti anni di studi e di attesa… Ricordatevi che nell’attività del vostro quotidiano ambulatorio(direi, anche Ospedale, n.d.A.)c’è ancora il meglio della nostra professione. È lì che il malato viene a cercarvi, per la cura di un banale raffreddore o per un consiglio molto più grave e impegnativo; è lì che tante volte, senza che neppure ve ne accorgiate, voi siete davvero i piloti dei destini della vita altrui. Io ho sempre pensato che non vi sia attività più impegnativa di questa, più ricca di difficoltà e di responsabilità… Rifuggite sempre dalle diagnosi facili, di comodo o di attesa. Ricordatevi che il malato non vi perdonerà mai, di averlo trastullato in terapie imprecise e sintomatiche, facendogli perdere un tempo prezioso, forse l’ultimo autobus utile che passava per potersi salvare… la mutilazione subìta non gli consentirà di perdonare.”


Perché un così lungo estratto di un discorso? Perché parto da così lontano? Perché così lontane nel tempo e nello spazio paiono a me queste parole, semplici, ma simili al Verbo sulla pietra del Sinai. Perché con queste amo ricordare il monito che mi diedero mio padre e mia madre appena anche io raggiunsi l’agognato pezzo di carta: Ricordati che sei un Medico!” E in questo sostantivo volevano racchiudere anche i significati di Onestà, Lealtà, Umiltà.
Oggi, quando quella del Medico non viene più considerata un'arte, ma un lavoro qualunque,col significato più spregiativo che vi si possa dare; oggi, quando dal Medico, specie dal Rianimatore quale io sono, si pretende anche il Viatico per l’immortalità, ancora di più mi tornano alla mente le parole dei miei genitori e mi accorgo di quale svilimento abbia subito la nostra nobilissima professione e per questo termino con le parole di Frank Funck-Brentano: Nocchiero è colui che tiene la barra, e la tiene sempre; anche quando non sa se l’umido che bagna le sue gote viene dal mare o dalle sue lacrime”.
Diceva l’adagio latino: «Medice,cura te ipsum. Medico, cura te stesso». E mai ammonimento fu più calzante al nostro lento declino umano più che professionale. La conflittualità dirompente, l’astenia che ci ha contagiato, hanno radici lontane nel tempo; nel momento in cui globalizzazione e profitto hanno conquistato i cuori di molti colleghi, distraendoli dalla loro missione,  in favore di una americanissima  ma vuota “Mission”.
Sono ancora in tanti, per fortuna i più, quelli sani, quelli che sanno vedere la Luna oltre il dito, quelli che sanno reggere la barra, e restano nocchieri fino alla fine e talvolta insieme alla nave che affonda.
Salvo Figura
 

3 commenti:

Danila Oppio ha detto...

Non si può dire che non sia un signor articolo, per di più corredato da immagini divertenti, anche se una mi dà l'impressione che sia proprio bisognosa di un medico specialista, in quanto appare evidentemente anoressica. Si, Salvo, parlo proprio di quella ragazza dalla lunga treccia sulla schiena, su tacchi a spillo e vestita del solo slip! Immagino che i medici, a quel punto, dimentichino il giuramento d' Ippocrate, e pensino a cose meno "mediche". beh, a parte gli scherzi, l'articolo è davvero profondo, perché un medico deve innanzitutto cercare di aiutare il paziente, a raggiungere la salute o, per lo meno, a combattere la malattia. Sappiamo di non essere eterni in questa vita, quindi di qualcosa dovremo pur morire, e non credo che il semplice dire: "E' morto di vecchiaia" si del tutto vero. Anche un vecchio, muore per una particolare patologia. I medici però hanno il dovere di curare. Non hanno in mano l'elisir di lunga vita e tanto meno quello che provoca l'immortalità, ma hanno la possibilità di non far soffrire il paziente, di diagnosticare la radice del suo male, e di darne la cura appropriata, che sia di natura chirurgica o farmacologica, non ha rilevanza. Certamente devono svolgere la loro professione con serietà, trattando il paziente con gentilezza, non come se fosse il numero di un letto d'ospedale. Tenere alto il morale di un ammalato, aiuta moltissimo ad una guarigione più veloce. E questo spetta in primis al medico .
Stavo per pubblicare un articolo che avevo scritto per Rosebud, circa 4 anni fa, perché li sto riprendendo tutti (essendo di mia proprietà e di mio pugno) e li riporto su Versi in volo. Uno tra loro, riguarda proprio la professione di chirurgo. Presa come un gioco invece che seriamente. E quando avrò pubblicato, ti pregherei di leggerlo e rileggerlo, nel caso lo avessi già fatto in passato su altro sito. Come sai, mio suocero era medico condotto, mia cugina è pediatra prenatale presso l'ospedale di Padova, e suo marito è Primario del reparto di urologia dello stesso ospedale. Il nostro miglior amico è vice primario otorinolaringoiatra, all'Ospedale di Busto Arsizio. Insomma, l'ambiente medico lo conosco da vicino. (anche come paziente!!)
grazie per quanto hai pubblicato
Dani

Anonimo ha detto...


Quello di cui hai scritto, caro Salvo, non è solo deontologia del medico ma la profonda considerazione di un uomo, in questo caso tu, che ha dedicato la sua vita a questa professione, esaltandone il lato migliore, quello che tutti i medici dovrebbero fare e spero siano la maggioranza.
C'è da dire, però, che oggi giorno, e qui hai ragione, molti medici del suo Maestro si sono dimenticati e nella maniera che purtroppo tanti di noi conoscono.

L'articolo è da applausi, credimi!
Gavino

salvo figura ha detto...

Grazie Dani e Gavino.
Sempre affettuosi e cari.
Salvo

BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.