Concorsi del blog





Chi ha ucciso Noè?”
Un giallo in millecinquecento battute.



Il tema è quello dato dal titolo, ogni autore è libero di esprimerlo come meglio crede: horror, urban, fantasy, comico, SF, purché si rispetti il tema del giallo, il morto c’è già occorre cercare e scovare l’assassino con prove reali e credibili (mi riferisco al tema SF), non sono ammessi viaggi nel tempo ma sono ammesse tecniche di indagine moderna.
Il racconto potrà essere condensato anche nelle battute finali dello smascheramento dell’assassino, il Noè del titolo può anche non essere quello biblico ma un personaggio di pura invenzione dell’autore. È ammessa una tolleranza di battute del 10%
Il termine ultimo per l’invio dei racconti a: salfigura@yahoo.it è il 30 settembre 2012, la giuria sarà composta dal sottoscritto e dall’amico e ottima penna Alessandro Ruoso (Ale), che impaginerà i racconti in base al loro arrivo in questa pagina.
Il presente Bando verrà pubblicato su Facebook e Twitter, e inviato a tutte le mail presenti nella rubrica del sottoscritto.
Il premio finale, come già accennato è un libro di Franco Forte: “Il segno dell’untore”
Di ogni racconto l’autore manterrà tutti i diritti intellettuali e legali.
Salvo Figura



Racconti arrivati



LA ROSA TATUATA
di Sonia Tortora



Noele Gisma, in arte Noè, era un pittore, anche se con i quadri non riscuoteva lo stesso successo che aveva tra le lenzuola delle modelle.
Era stato trovato nel suo studio: le mani legate dietro la schiena e la gola tagliata.
La polizia aveva interrogato tutti coloro che avevano avuto contatti con lui negli ultimi tempi o che gli avevano commissionato un lavoro.
Dopo mesi di indagini, due agenti erano andati a casa di Giorgio per arrestarlo. Accusa: omicidio.
Come l'avete capito?” aveva chiesto l'uomo.
Noè era legato con un nodo da marinaio che solo un ex ufficiale di Marina esperto avrebbe potuto eseguire facilmente.” Gli avevano risposto indicando alcune sue foto in divisa.
Inoltre il pittore ha raffigurato sua moglie con una rosa tatuata sulle natiche... mentre il tatuatore, durante l'interrogatorio, ci ha rivelato che Rebecca l'aveva fatta rimuovere da anni. Noè quindi doveva averla vista svestita molto prima della data in cui l'ha ritratta.”
E' la stessa cosa che ho pensato io, perciò ho capito che mia moglie aveva da tempo una relazione con quel fallito...” aveva confessato Giorgio “sono andato nel suo studio per parlargli, ma la discussione è degenerata.”
Il suo unico errore è stato di non essersi sbarazzato di quel quadro.” Aveva concluso uno degli agenti.
Non avrei mai potuto. Era magnifico e Noè tutto sommato aveva davvero talento.”
Giorgio si era fatto ammanettare senza opporre resistenza. Uscendo aveva lanciato un ultimo sguardo alle rose del suo giardino.


Chi ha ucciso Noè?
di Dino Rotoli



Entro nella caverna, vedo mio padre, il vecchio Noè che giace a terra. Ai suoi piedi, in ginocchio mio fratello Cam.
Mi avvicino, è morto. Rimango impassibile, gli orrori dell’ultimo decennio mi hanno distrutto il dolore.
La comunità, fondata da Noè nel 2025, vive in pace nella penombra. Altri si sono uniti a noi, l’accesso è consentito a chi porta cibi immuni da radiazioni, presi dai rifugi abbandonati.
La parte più umida è destinata alle colture fungine; quella più ventilata a erbe mediche, le uniche che si sono adattate al clima sotterraneo e alla poca luce. Sarà il cibo di domani.
Cam si gira, mi guarda, gli dico: – Chi è stato? – si alza, mi abbraccia.
Non so. – risponde.
Dov’è Sem? – gli chiedo.
Quando sono entrato, l’ho visto uscire di corsa.
Andiamo a cercarlo. Nessuno l’ha visto.
Nella caverna inferiore, le tute per uscire sono al loro posto. Nel casco della terza, vedo un riflesso. Mi avvicino, il viso di Sem mi appare.
E qui! – urlo – Cam si avvicina, apriamo la tuta. Ci cade tra le braccia, sulla fronte il forellino del raggio “death”.
Non abbiamo armi, sono proibite dalla legge di Noè.
Portiamo Sem nella caverna cerimonie, la salma di Noè giace sull’ara, qualcuno ha provveduto. Mi avvicino e noto, dietro l’orecchio, il forellino.
Cam esce, lo seguo. Nella caverna del pozzo vedo che sta per lanciare qualcosa. Lo fermo, lui reagisce violento, perdiamo l’equilibrio. A terra, riesco ad aprire la sua mano, gli tolgo il death e lo punto sulla sua fronte.
Perché? – gli chiedo.
Perché? Basta con i vecchi al comando.
Lo uccido? Non posso. L’allontanerò dalla comunità.


Chi ha ucciso Noè?
di Antonio Tenisci



Il sole a picco ci martella la testa. Arrotolo sconcertato i papiri mentre Matteo continua a gridare. «Ma ci pensi, Andrea. Due laureandi sconosciuti e soli su questo monte della Turchia. Una tesi assurda che ci ha fatto saltare la sessione di laurea. Ti preoccupavi del ritardo e invece abbiamo fermato il tempo. Avremo il mondo ai nostri piedi. Abbiamo trovata l’Arca e i suoi segreti. Lo conferma tutta la torba qui intorno.»
«Forse è l’Arca, ma questi scritti raccontano un’altra storia. Noè è stato ucciso.» Lo guardo negli occhi mentre gli parlo e vorrei che si calmasse.
«Senti Andrea, sappiamo che ci sono novantasei leggende in tutta la storia del mondo che parlano di Noè, e tutte ritenute credibili. Dall’Africa ai Maya, dal Gilgamesh alla Bibbia. L’abbiamo pure scritto su questa cazzo di tesi. Noè ha attraversato i secoli e adesso è ai nostri piedi. I calcoli sono esatti. Abbiamo scavato dove volevamo noi. Tutto parla di lui. Deve essere lui.»
Mi siedo. Il sole è sempre più caldo. Anche Matteo si siede e continua a urlare. «Lo sai bene che ho ragione. Quei calcoli li hai fatti proprio tu.»
«Ma è stato ucciso, lo capisci? Se portiamo alla luce questi scritti ci faranno a pezzi.»
«La sua stessa leggenda lo ha reso immortale e lo ha ucciso insieme,» mi sussurra, «per me può anche essere morto in novantasei modi diversi.»
«E invece no,» urlo. «La verità è una sola e deve rimanere segreta. Matteo… lo stavano aspettando. Si erano salvati chissà come, e lo stavano aspettando.»



L’ombra dell’unicorno
da un lampo geniale di Manuela Costantini
soggetto di Claudio Costa
scritto da Sara Drei

Coccodrilli, oranghi, serpenti, aquile reali, gatti, topi, elefanti... non manca più nessuno: solo non si vedono i due liocorni ─ disse Cam.
Ritirate la passerella ─ comandò Noè.

Il “castigo” pioveva dal cielo antracite e il livello del mare saliva.
Non c’è la faccio più: il piccolo sta per nascere ─ ammise Moonrider.
L’arca dovrebbe essere qui.
Ci hanno abbandonati.
Noè aveva promesso di aspettare tutti gli animali.
Rainbow non puoi fare una magia?
Un’onda gigantesca sommerse la spiaggia e tutto quello che si muoveva.

Rainbow nuotava sulle montagne d’acqua e piangeva Moonrider, scomparsa nei flutti neri, fino a che non ebbe più forze e il liquido salato gli penetrò le narici.
Nella metamorfosi del suo corpo, il corno brillò nel buio.

Quaranta giorni e l’arca attraccò. Noè scese sulla terraferma e s’inerpicò su un masso affiorante dall’oceano a rimirare il sole. Un’ombra dotata di lancia balzò fuori dall’acqua, trafiggendogli il cuore e scaraventandolo in mare.
Padre! ─ gridarono i figli.

Estrapolazione olografica di sedimento, strato, reperto. Scansione ossea. Prima specie: 5600 a.C. maschio umano. Seconda: 5600 a.C. narvalo…
Si sono fossilizzati insieme?
Il dente del narvalo tra le costole dell’uomo ne ha decretato la morte.
Perché lo ha infilzato?
Per vendetta.
Il cetaceo assassino?
Nel medioevo, i cavalieri cacciavano unicorni per rivenderne il corno magico, ma spesso truffavano i re con zanne di narvalo lunghe tre metri.
Pensi che il liocorno abbia ucciso Noé?
Io non penso. Io elaboro dati.
Ma è pura fantasia credere alla mutazione del liocorno.
Come la leggenda dell’arca sull’Ararat.



Il libertino
© di Laura Poletti

Il Vecchio era l’unico a poter risolvere quel mistero e il maresciallo lo sapeva, ma era stufo di seguirlo: avevano visitato sette diverse fattorie, passando la giornata in mezzo al fetore delle capre, che il Vecchio aveva scrutato a lungo senza dire nulla. Qualcuno aveva ucciso Noè e il maresciallo doveva scoprire il colpevole, altrimenti sarebbero sorti problemi ancora più grossi.
Erano uno strano trio: il maresciallo, il Vecchio e Dante, il padrone di Noè, furioso per aver trovato il suo caprone più bello con la gola tagliata. Dante era noto per il suo pessimo carattere: visto il pericolo che si facesse giustizia da sé il maresciallo aveva chiesto consiglio al Vecchio, il più esperto nelle questioni di bestiame di tutto il paese.
Il vecchio si era fermato alla fattoria di Pippo lo zoppo, aveva osservato le sue capre ed emesso la sua sentenza.
­– Noè scappava e andava a ingravidare le capre di Pippo, l’ha ucciso lui, ma era nel suo diritto.
Dante aveva guardato l’assassino del suo caprone, ritto in mezzo al suo gregge, aveva scosso la testa e se ne era andato: nessuno discuteva la parola del Vecchio.
In caserma, davanti a un bicchiere di vino dolce, il Vecchio aveva svelato il mistero al maresciallo.
– Dovete guardare gli occhi delle capre, tutto qui: troppe capre di Pippo hanno gli occhi di Noè.
Noè, caprone libertino, era stato punito per i suoi peccati: per fortuna il maresciallo non lo avrebbe dovuto scrivere nessun rapporto.





ECCOCI AMICI AL NUOVO CONCORSO DEL MIO BLOG.


Le regole le conoscete già: 
- 800 battute, spazi inclusi, con tolleranza massima del 18% (come nelle salite).

- Il titolo questa volta è: "QUELLA VOLTA CHE L'EPIFANIA ARRIVO' TARDI".

- In palio stavolta ci saranno tre libri della premiata ditta ITALIAN FANTASTIC BOOKS (IFB).
- Saranno dunque premiati tre scrittori a giudizio "insindacabile" del titolare del BLOG cioè io (si accettano corruzioni con prodotti della natura: mozzarelle e dolciumi ^_^). 
- I racconti (non si accettano poesie) dovranno essere inviati a: salfigura@yahoo.it e saranno inseriti in questa pagina in modo che possiate leggerli e commentarli.
- Termine ultimo per l'invio dei racconti è il 20 gennaio 2012 ( sempre in cambio di prodotti della natura si potrà chiudere un occhio sulla data o anche due a seconda della donazione fatta, in fondo siamo in Italia no? ^_^).

Allora forza ragazzi. scaldate le penne...3, 2, 1, VIA.

Salvo Andrea Figura


RACCONTI ARRIVATI


Quella volta che l’epifania arrivò in ritardo
di Dino Rotoli



Anno zero, ma nessuno ne era certo. Epoca in cui fenomeni astrali, movimenti tettonici, vulcani in eruzione e nascite particolari dominavano il tempo.
Tre saggi orientali erano in attesa del predestinato viaggio più lungo e importante, non solo della loro vita ma dell’umanità. I doni erano pronti.
La stella si accese, il segnale celeste era arrivato. La partenza immediata.
Il viaggio procedeva bene ma un imprevisto accadde: una nuvola oscurò la stella. Mai fino ad allora si era vista nel cielo del deserto.
La perdita di orientamento costò sette giorni di ritardo.
La stalla era vuota, il bue macellato e l’asinello eliminato, scalciava troppo.
Il ritardo costò molto all’umanità. All’industria, alla festa di San Valentino, di compleanno, dell’onomastico finanche a quella della mamma. Il concetto di dono non era nato.





QUELLA VOLTA CHE L'EPIFANIA ARRIVO' TARDI
di Eliana Stendardo


Le indagini furono affidate a Babbo Natale che, a bordo della sua slitta trainata da renne stremate dal recente tour-de-force natalizio, iniziò a setacciare l’intero pianeta.

Al ladro! Al ladro! Espressioni di sgomento passavano di bocca in bocca, di paese in paese, finché i notiziari annunciarono ufficialmente: Rubata la scopa della Befana. Doni a rischio in tutto il mondo!

Ginocchia malferme e scarpe rotte, la povera vecchia fu impossibilitata a consegnare i regali e, nella disperazione collettiva, il 6 gennaio passò inosservato. La magica scopa e l’autore del furto erano introvabili.

L’8 gennaio un oscuro figuro basso e peloso, orecchie a punta e occhi fosforescenti, consegnò un dono alla Befana. Il 9 la vecchietta si spostava a velocità supersonica indossando un paio di lustri stivali neri.






QUELLA VOLTA CHE L'EPIFANIA ARRIVO' TARDI".
di Cinzia Chitarrini



Cinque gennaio. Fuori nevicava. Giacomo pensava “Non voglio festeggiare il compleanno insieme all’Epifania”.Era nella stanza, impastava sapone ed acqua effervescente in un pentolone dorato. Alla fine lo incastrò nell’oblò della lavatrice. Spinse “Start” un boato! Un getto di schiuma fu sparato nel cielo. Era notte. Lei era li, a cavallo della scopa, avvinghiata in questo impasto impenetrabile di cielo. Giacomo alzò lo sguardo, un alone immobile sopra di lui. Rimase sveglio tutta la notte, della Befana nemmeno l’ombra. La mattina del sei gennaio un coro di auguri lo sollevò da terra.
Non nevicava più. Nel cielo l’alone ora si muoveva appena.
Il mattino seguente, sotto la pioggia un alone cominciava a prender forma. Era lei, la scopa bagnata la faccia disperata. “Sono in ritardo”. Disse. Sette gennaio ore 10.00.



QUELLA VOLTA CHE L'EPIFANIA ARRIVO' TARDI

di Valeria Barbera

Nella casetta di legno la scopa era pronta per partire, ma la vecchia con i piedi ciondolanti giocava ancora a Solitario.
Babbo Natale strabuzzò gli occhi.
- Per tutte le renne! Che fai qui? Dovresti essere via da un pezzo! - esclamò.
- Macché! E' presto! - sbuffò annoiata la Befana.
- E' mezzanotte e un minuto del 6 gennaio, l'Epifania! I bambini ti aspettano e tu stai qui seduta a braccia conserte?
- Ma quale Epifania! Tu passi troppo tempo alla taverna. La crisi avanza e così gli intelligentoni hanno cambiato Calendario. Adesso ogni festa capita sempre nello stesso giorno della settimana, però hanno dovuto aggiungere sette giorni alla fine di Dicembre, sennò si sfasavano le stagioni. Una settimana di ritardo. L'Epifania cade tra una settimana!
Oh.
Su, facciamoci una partita a scopone. Tra un anno le ferie forzate toccheranno a te.



"QUELLA VOLTA CHE L'EPIFANIA ARRIVO' TARDI"
di Giuliana Acanfora

Al bar dell'aeroporto di Sidney, Marco alzò gli occhi sul led che segnava la data 07/01/2012.
- È sbagliata - disse, indicandola a suo padre.
- È il fuso orario. - spiegò l'uomo - Siamo avanti di dieci ore rispetto all'Italia.
Forte, pensò Marco. Ma gli dispiaceva essersi perso l'epifania.
Elsie entrò nel bar con un biglietto della lotteria di Natale. Glielo aveva lasciato, insieme a qualche moneta, un viaggiatore di passaggio. Sperava in qualcosa da mangiare, invece aveva vinto un orsacchiotto.
Vide il bambino e gli si avvicinò.
- It's for you, baby.
Marco prese il peluche e guardò a occhi sgranati la donna che glielo porgeva: il viso solcato da rughe profonde, il naso adunco, la bocca mezza sdentata, il vestito logoro e rattoppato.
- Grazie! - esclamò, regalandole un sorriso radioso - Sei in ritardo, lo sai?




Quella volta che l’Epifania arrivò tardi

di Salvatore Stefanelli

Agenda: 06 gennaio – Distribuire doni.

La donnina strofinò la pelle aggrinzita. Il camino era spento ma non ricordò da quanto. Guardò la legna a terra: ‒ A che servirà? ‒ si chiese.
Uscì, fuori c’era la neve. Addossati al muro, ramoscelli di saggina rossa e giunco spuntavano in quel candore. Non se ne curò e cominciò a camminare: senza una meta o un perché.

La tristezza dei bimbi, al risveglio, fu tale che per giorni non si videro sorrisi: le calze rimasero vuote, nemmeno un dolce o del carbone per il fuoco. Le aringhe e il vino rosso erano ancora intatti. Lo stupore sul volto degli adulti la disse lunga sulla loro amarezza: un sogno antico sembrò finito.

Pasqua era vicina. La trovarono che girovagava. Non ricordava più chi era. Nel cortile della casa che la ospitò si festeggiava l’ultimo di quaresima. Un fantoccio a forma di vecchia fu segato e ne uscirono dolci a profusione. Un bagliore
- O, cribbio! Dov’è la mia scopa?



IL FIGLIOL PRODIGO 
di Claudio Costa

─ Papà, ho combinato un casino!
─ Molli l’università, svanisci per mesi e poi torni con la coda tra le gambe…
─ Scusa, ho sbagliato. 
─ E cosa posso fare per te? 
─ Potrei lavorare nella tua ditta come corriere. Oppure magazziniere, imballatore, tagliaboschi, decoratore, soffiatore di vetro... Quello che serve.
─ È una richiesta strana da parte tua.
─ Sono cambiato.
─ In quale guaio ti sei cacciato?
─ Ho messo incinta una ragazza.
─ Quando?
─ È successo la notte tra il 5 e il 6 gennaio.
─ E come?
─ Papi, lo sai come…
─ Non fare il pirla. Chi è la fanciulla?
─ Era sola in casa. Di solito è controllata a vista…
─ È Bibì, la figlia della vecchia acida?
─ Cazzo papi, come hai fatto a indovinare?
─ Non sei più un bambino, ma questa calza è per te. 
─ Carbone?
─ Che t’aspettavi?
─ Allora, per quel lavoro?
─ Ti assumi le tue responsabilità?
─ Io amo Bibì!
─ Facciamo così, continua a studiare. E alla sera, puoi spalare la stalla delle renne.


Quella volta che l’Epifania arrivò tardi
di Daniele Imperi

Sedeva con la mente svuotata da ogni pensiero, la figura del bambino che si consumava sul letto d'ospedale fissa a ricordarle che la sua vita avrebbe potuto cambiare presto.
Le feste natalizie erano passate da due giorni e lei le aveva trascorse accanto al figlio, che dormiva un sonno comatoso e senza risveglio. Non ci furono alberi addobbati né presepe, non volle regali né auguri né volti tristi attorno a lei. Attendeva che il piccolo si svegliasse, anche solo per un momento. Si appisolò, sognando immagini confuse, e fu riscossa da un filo di voce che le chiedeva: «È già arrivata la Befana?»
La donna sorrise, le lacrime che scendevano sulle guance scavate, e disse: «Poco fa». Poi dalla borsa tirò fuori una calza piena di dolciumi e la porse al figlio.


Quell'anno l'Epifania arrivò tardi, ma nessuno ci fece caso. 




Tutta colpa del fumo nero

di Simonetta Brambilla

05/01 ore 22.00.
Gli umani! Non fanno che lamentarsi. Qualunque cosa io porti, faccio venire le carie ai denti.
E poi i bambini sono già pieni di dolci e caramelle, e il carbone non lo vuole nessuno. Anche se sa di liquirizia. Gli porterei quello vero, ma con quello che costa…
E sono brutta, vecchia… ma non è così! Devo solo mascherarmi!
Manco fossimo ad Halloween. D’obbligo il foulard e il nasone bitorzoluto, con il rischio che mi scambino per una strega.
Magari sapessi fare magie. La mia vecchia scopa non risponde più bene ai comandi: quando passo davanti alla luna mi fa fare le capriole e a volte sputacchia fumo nero.
E poi il meccanico mi ha detto che per andare sulla Terra adesso ci vuole l’Ecopass e la mia scopa non è omologata. Così quest’anno mi tocca usare la bicicletta.
Ci metterò una vita! Già adesso ho il fiatone…




Regalo di Natale


di Stefano Conti


Mi spiace dirtelo, ma non avrai la tua calza finché non si sistemano le cose. Lo so, ci tenevi tanto. Se può consolarti, sappi che sarà così per tutti.
Purtroppo la vecchia è caduta in depressione.
È stata tutta colpa mia e ammetto che non avrei dovuto fare quel casino la notte di Natale. Sai com’è: con tutte quelle consegne… vorrei vedere te! Uno poi cerca uno sfogo, qualcosa per tirarsi su. Come una generosa dose di rum nella Coca.
Comunque ho consegnato lo stesso tutti i regali, solo che ero un po’ allegro e non sono andato tanto per il sottile. E così i papà e le mamme hanno ricevuto barbie e macchinine, e i bambini cravatte e mutandine rosse.
Il danno vero però l’ho fatto con la vecchia.
Sarà stata felice come una bimba quando ha trovato il pacchetto sotto l’albero. Sai che non gliene avevo mai portato uno? Forse quando l’ha scartato si è chiesta: – Ma come? Non sono stata sempre buona? Cosa ho fatto per meritarmi il carbone?



Quella volta che l’Epifania arrivò tardi

Stefano Lazzari

Giovedì 5 Gennaio 2012, ore 18,30
Ufficio Motorizzazione Civile
Sez. Speciale

Egr. Sig.ra Befana

Con la presente per notificare che la Sua richiesta di tagliando annuale alla scopa, in quanto mezzo di locomozione lavorativa, del giorno 15 Ottobre 2011, è stata accettata. Purtroppo, per i noti motivi festivi, non ci è stato possibile inoltrare la Sua richiesta al PRA che oggi: 5/01/2012.

Le ricordiamo che il tagliando è indispensabile per la messa in aria del Suo mezzo e senza di esso medesimo non potrà svolgere alcuna attività concernente il Suo mezzo.
Le ricordiamo inoltre che dovrà munirsi di una Marca da Bollo di Euro 14,95 e di un documento d’identità.

Per ogni controversia sarà competente il Foro della Sua città
Cordiali Saluti.






EPIFANIA

Simonetta Fornasiero
(Mantikora)


— Come non c'è più carbone?!
— Qualcuno ha lasciato aperta la porta e Orlando ha dato fuoco alla riserva!
— Poco male! Sulla Terra ne hanno per i prossimi duecento anni, esco veloce e...
— Nonnina Befana... Guarda alla finestra!
— Che c'è ancora? Che ci fanno qui tutte queste persone?
— Sono quelli di Green Peace! Hanno visto la fumata e...
— Non importa chiederò a Babbo Natale!
— Impossibile! Oggi è seduta cinema straordinaria, si è blindato in ufficio!
— Santo Cielo! Che film è stato sorteggiato?
— Via col Vento...
— Dici che rischiamo di essere un po' in ritardo?
— Sarebbe la prima volta nella storia!
— Corri a chiamare la mia amica Agrifa chè la caviglia mi duole ancora!
— Quella che ti sei torta quando l'hai conosciuta?
— Sì, il giorno che ho rotto la scopa.
— Nonnina, dovresti diffidare di quella donna vestita di nero...




QUELLA VOLTA CHE L'EPIFANIA ARRIVO' TARDI

di Yanez 73  

Erano in quattro. Si disposero a ventaglio, facendo rombare le tecnoscope.
- Che cos’hai in quel sacco, vecchia?
Li fissai torva.
- Lasciatemi passare.
- No.
Strinsi il manico della mia scopa di saggina e mi lanciai in picchiata. Avevo secoli di esperienza dalla mia, ma i loro mezzi di trasporto tecnologici…
- Balle! Di’ la verità, mamma: te ne sei scordata.
Tre paia di occhi accusatori mi fissano dall’alto. Sanno che i quattro che hanno fermato la Befana potevano essere ladri o guardie di finanza, che avrebbero calcolato l’IVA al 21%.
- Pensavo che non vi interessasse più… - confesso, umile.
Scuotono la testa. Menomale che Adele ha senso pratico.
- Festeggeremo domani. Dacci i soldi, mamma. Andremo noi a comprare i dolci; ma il carbone non lo troveremo più!
Apro il portafoglio. Segue una serrata contrattazione.
Devo ricordarmi di aggiustare la vecchia scopa in soffitta. Il prossimo anno mi servirà.


Quella volta che l’Epifania arrivò tardi
Di Simone Carletti

Il piccolo Marco aprì gli occhi e vide la sveglia proiettare sul soffitto data e ora in un rosso fiammante: 6 gennaio - 08.50. Con il cuore che batteva come un tamburo in un orchestra di paese, il bimbo gettò allaria il piumone, si infilò le ciabattine e corse verso le scale che portavano in salotto. si trovava il camino dove la Befana, ogni anno, lasciava per lui una calza piena di cioccolatini e caramelle.
Una volta in soggiorno, la prima cosa che notò fu il vuoto sul camino. Cera solo un biglietto su cui vi era scritto:Caro Marco, questanno ho deciso di compiere il giro del mondo al contrario. I dolci arriveranno, ma prima passerò dai bimbi dellAfrica e dellAsia. Di solito sono loro ad aspettare, ma stavolta potete farlo te e i tuoi amici. Sono certa che capirai. La tua Befana.






I CONCORSI DEL BLOG
 
Cari amici,
in Ottobre si verificheranno due grossi eventi nel mio BLOG:
– Il primo compleanno del blog
– I diecimila contatti(dico 10.000)
Significa che per diecimila volte il mio Blog è stato contattato e letto. Il post che in assoluto ha avuto il massimo del gradimento è stato quello di Nica Valentini, seguito da Natale e dai miei racconti e “corsi” di scrittura.
Di questo bel successo ringrazio tutti voi e in special modo Ale Ruoso che ne ha curato la parete grafica.
Per festeggiare  insieme i due avvenimenti ho pensato di indire un piccolo concorso: Un racconto breve scritto da voi con un massimo di 800 battute(tolleranza massima del 20%) che dovrete inviare al blog.
Il TITOLO  del racconto(non si accettano poesie) è: “Se piove in autunno”
Per postarlo basterà che lo scriviate, o col copia-incolla, come commento, nei commenti al Bando  che vi sto proponendo.
Il premio , perché ci sarà un premio, sarà un libro di Natale Figura, scritto insieme al sottoscritto, che invierò al vincitore del concorso.
Potrete mandare i vostri scritti già fin da domani.Li leggerò e giudicherò in maniera INSINDACABILE, premiando colui che sarà  l’Autore “Salvo per miracolo”.
Spero di aver fatto cosa gradita a tutti.
Il termine ultimo per inviare i vostri racconti è il 25 di ottobre.
Il 30 ottobre, giorno del compleanno del BLOG, verrà proclamato il vincitore.

Vi aspetto numerosi.
Salvo
P.S. per eventuali chiarimenti scrivete a salfigura@yahoo.it
P.S2: Durante tale concorso pregherei tutti di non postare nuove cose per non impiastricciare la pagina del concorso stesso. Grazie.


Ci scusiamo per l'inconveniente che non permetteva di vedere i racconti fin ora arrivati per far fronte all'inconveniente li posteremo qui di seguito.
Continuate a mandare i racconti a salfigura@yahoo.it.


RACCONTI ARRIVATI




Quando piove in autunno
di Marco Phillip Massai

- Scava ragazzo! La vanga, impetuosa, infilza il terreno e un'altra zolla fradicia si arrende. - Forza con queste braccia! Un altro colpo. Metallo contro fango. Un'altra vittoria. Devo incitarmi da solo. Un modo come un altro per tenere alto il morale. Per ricordarmi che io sono ancora vivo. - Dacci dentro! Non si seppelliranno da soli! Non ho un orologio, ma i minacciosi riflessi amaranto sulla lama parlano chiaro: il sole sta calando. Poco tempo, e troppi corpi. La pioggia sferza le mie lacrime. Non è più fatica, ma disperazione. Mi aveva illuso, questa gelida pioggia d'autunno: il fango si scava via facilmente, pensavo davvero di riuscire a sotterrarli tutti. Sarei stato al sicuro, allora: non camminano più, una volta sepolti. Maledetta la pioggia. Ora, nel fango, seguire le mie impronte gli sarà ancora più facile. 


Se piove in autunno
di Simonetta Brambilla

Correte! Lassù! La frana! Sì, me lo ricordo quel novembre di tre anni fa. Massi enormi rotolavano giù insieme alle case. Guardo l’altro lato della montagna, che sembra voler anch’esso rotolare qui. C’è un cantiere adesso. Un uomo interviene nei miei pensieri. Forse è uno del cantiere, uno di quelli che sa tutto. – Tutta colpa della pioggia. L’acqua s’infila nel terreno e… provvederemo, con muri e consolidamenti. L’irritazione che provo è troppo forte. – Ma che ti colpisca un fulmine! Ci sei o ci fai? Dovete incanalare l’acqua. Infilare un grosso tubo nella sorgente e farlo arrivare fino al fiume. – Respiro. – L’acqua non la fermi. Crea la strada e scende. – …Andrò a dare un’occhiata. – dice dubbioso. L’uomo sale in cima alla scarpata e si avvicina al crepaccio. Col pensiero, lo spingo oltre.


(l’ho buttata un po’ sul trucido... sorry!)
SE PIOVE IN AUTUNNO
di Liudmila Gospodinoff

- Le piogge improvvise non sono rare in autunno, mio Signore. – disse l’Inquisitore. - Tu vedi solo pioggia? - replicò il Duca, accigliato - Non la mano di Dio? - Non volevo ascoltarli, ma ascoltavo. La speranza faceva male e rosicchiava il mio coraggio già corroso. Ero legato al palo sopra le fascine ammonticchiate. Il duca e l’Inquisitore discutevano, ma le parole si perdevano nel vento. Un lampo. Grosse gocce. Poi tutti scapparono al riparo. Mi sciolsero e mi riportarono in cella. Gli altri prigionieri mi guardarono come se fossi appena uscito dalla tomba. Crollai a sedere: le gambe non mi reggevano. - Un bel miracolo. Ti hanno graziato? – Non lo sapevo. - Forse domani ti riportano lì. - Mi strinsi nelle spalle. Parlare era difficile. - Ma non viviamo sempre così, noi uomini? – insorse il Pastore - Ogni nuovo giorno è un dono del Signore. - - Amen. – assentii stancamente. - Amen. – ripeterono tutti.


Se piove in autunno
di Stefano Conti

Mi limito all’essenziale, da un po’. Mangiare, dormire e stop. Qualche volta scrivo, come adesso. Non è un diario, perché non ho nulla da raccontare. È solo un modo per ingannare il tempo. Lo faccio perché è autunno. E perché piove. La pioggia d’autunno mi rende malinconico. O scrivo, o piango. Ciò che scrivo non sono parole, ma lacrime. Non sono frasi, ma singhiozzi. Disperazione per una vita ridotta all’essenziale. Mangiare, dormire e stop. Le scatolette non sono un problema, è l’acqua che mi preoccupa. È quasi finita, nonostante il razionamento. Cosa potrò fare? Mi toccherà uscire. Anche se è autunno da due anni. Anche se piove acqua scura, come fluido infetto delle ferite cancrenose di questo pianeta. Forse è meglio smettere. Di mangiare, di dormire. Stop.


SE PIOVE IN AUTUNNO
di Manuela Costantini

Manca poco alla fine del mio romanzo, ma oggi non posso scrivere. La pioggia mi fa piangere. Ottobre. Il terreno era ricoperto di erba secca e circondato da una rete altissima; c’era un cimitero, una volta. Un vecchio fissava il vuoto oltre il recinto. Mi chiamò con un cenno. Mi avvicinai a lui e notai che gli mancava la mano destra. — Senti ragazzino, devo recuperare una cosa importante, ma non riesco ad arrampicarmi oltre la rete, lo puoi fare per me? — Sì! — risposi. — È laggiù, vedi? — disse, indicandomi un luccichio nell’erba con la sua unica mano. Scavalcai la rete, mi precipitai. Era una scatola di ferro. Con cautela l'aprii. Di colpo il cielo tuonò e iniziò a piovere a dirotto. Ero stato io? Guardai meglio: qualcosa nella scatola si muoveva. —Posso ricominciare a scrivere… — ripeteva il vecchio, tra i singhiozzi. Sul foglio solo parole confuse, non riesco a lavorare, il cielo minaccia pioggia. 


SE PIOVE IN AUTUNNO
di Claudio Costa

Ma dove ve ne andate, povere foglie gialle…” Caro prof. Son oltre venticinque anni che manchi. Fredde lacrime si schiantano sul ghiaietto in attesa delle gocce titubanti sul bordo dell’ombrello. Ricordi la tua prima lezione? Poesia pura. Ascolto nella mente la tua voce allegra riecheggiare nell’aula. L’analisi morfologica sfiora la perfezione e stimola il mio bisogno impellente di letteratura. Trilussa, Goethe e il Foscolo… Sei fuggito come clandestino sull’infausto Challenger a stelle e strisce. E d’allora, ingoio Lorazepam, finché l’Ecstasi sostituisce la disperazione e sono toccato dalla consapevolezza del tuo punto di vista esterno. Piango il tuo coraggio: hai scelto come andartene, illuminando con fulgore una temeraria eredità. “Forse perché della fatal quïete, tu sei l'immago…” … con la tuta d’astronauta.


SE PIOVE IN AUTUNNO
di Francesco Citro

Quando pioveva in autunno adoravo camminare sotto il cielo di foglie gialle e arancioni del viale D’Annunzio. Mi piaceva il fresco di quelle giornate di pioggia e mi piaceva quando poi sbucava un tiepido sole. Mi piaceva, però, anche rintanarmi in casa, davanti al caminetto a leggere un libro. E mi piaceva sentire la pioggia che batteva sui vetri mentre si faceva l’amore... Il vero problema è che sono un barbone... e badate bene, non per scelta. Perché lo sono? Mah? Le solite cose... il lavoro, l’amore... immaginatele voi. Non voglio tediarvi con inutili piagnistei. La mia casa, oggi, è la Stazione Centrale, il mio letto la panchina del quinto binario. Ho spento la cicca e sto cercando di dormire. Come al solito piove, e i cartoni sono già tutti inzuppati. È appena passato un gruppetto di ragazzi. Uno di loro mi ha sputato. Ho ignorato quell’idiota e i suoi stupidi compari... ma poi ho pianto. Sta calando la notte e fa freddo. Fra poco arriverà l’inverno...


Se piove in Autunno.
di Natale Figura

Autunno, stagione strana! Ultimi sprazzi di sole caldo, prime brume, profumata estate di San Martino, nebbie agl’irti colli, venti gelidi del nord, tristezza dei giorni dei morti e allegria di Halloween...
Ma ciò che lo caratterizza di più, a Roma, sono i ‘goccioloni’. Qui si alternano giorni di quasi-estate e di quasi-inverno, giorni in cui ancora puoi andare a spasso senza giubbotto e giorni in cui senza ombrello e giubbotto chiuso fino al collo sei perduto, annacquato, quasi affogato.
Goccioloni! Uno solo vale almeno per quattro gocce.
Ti precipitano in testa da un’infinità siderale e colpiscono improvvisi penetrando le tue misere difese e se spira un po’ di vento... ombrelli rovesciati e acqua che ti scorre giù per il collo ti ricordano che l’estate è finita. Ora è stagione di goccioloni.

Se piove in Autunno.
di Michele Scoppetta

Non ci sono stagioni, non hanno alcun significato per me. Nemmeno quest’autunno, così uguale a quello che è passato. E anche a quello che verrà, ne sono sicuro. Dalla finestra le prime foglie gialle vorticano come in una danza e mi salutano. Il vento bussa forte al mio cuore, che ho chiuso. Una volta avrei potuto scrivere molto su quello che avrei provato. Ora non posso, sono paralitico. E assieme alle mani e ai piedi, ho voluto paralizzare anche le emozioni. Il corpo non soffre, è inerme. Il cuore batte ancora e non è giusto che si debiliti. Piove, e il cuore mi si stringe a forza. Antichi ricordi affondano la lama dentro di me e non riesco a resistervi, non posso. Una lacrima, non ce la faccio a trattenerla e ora non posso nemmeno asciugarmi il viso. Morire non è mai meglio. Ma nemmeno vivere immobili, in un tempo che cambia. Che mi cambia, anche se non voglio, non vorrei.


Se piove in Autunno.
di Ivan Visini

A volte è questione di attimi, tempi piccolissimi capaci di cambiare la vita. Come quel mattino di pioggia sottile. Già mi ero svegliato con una strana sensazione, la voglia di fare bene le cose, quella, c’era sempre. Eppure voltandomi a guardare le gocce scorrere sul vetro, con la coda dell’occhio mi era sembrato di vedere un’ombra. Ho anche sentito un po’ di gelo lungo la schiena, ma poi ho detto diobò e mi sono messo a ridere da solo. La Cris era lì a guardami, curiosa di sapere a cosa stavo pensando. La Cris. Non avrei mai detto che dopo qualche ora l’avrei fatta piangere. Oh, è bastato un attimo, che ancora non ho capito cosa sia successo, ma su quella pista bagnata, anziché scivolare via, ho tagliato la strada a tutti quanti. E’ stato lì che ho rivisto quell’ombra ferma ad aspettare, e non ho fatto in tempo a pensare, che il rumore delle moto si è spento. Prendendola per mano ho capito che questa gara, stavolta, non l’avrei proprio vinta.
BENVENUTO
....a te lettore che passi, ricorda che le parole resteranno e ti sopravviveranno, perciò pesale.